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PERSECUZIONI/ Biloslavo: vi dico come vivono gli afghani convertiti al cristianesimo

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Il capo mi guardò con sospetto e poi grugnì un sì, ma non sui fuoristrada “armati” di megafoni, che servivano a richiamare la gente in moschea. Dovevo seguire la polizia anti vizio su un risciò a motore, perché, come spiegò seriamente Naik Muhammad, ero “un infedele” e non potevo “appoggiare il mio fondo schiena su uno dei mezzi sacri delle truppe del Profeta”.

 

Gli otto volontari stranieri e due afghani trucidati la scorsa settimana in Afghanistan sono probabilmente finiti in un’imboscata organizzata da ladroni, che spesso vestono i panni dei talebani e viceversa. La zona la conosco bene. Nel 1987 tornavo a piedi proprio dalla provincia di Badakshan, verso il Pakistan, dopo aver seguito per due mesi e mezzo il comandante Ahmad Shah Massoud e i suoi mujaheddin in un’epica battaglia contro i sovietici. Per mia sfortuna venni catturato dai governativi e prelevato dai paracadutisti russi, ma l’area, ieri come oggi, era infestata da bande dell’Hezb i Islami, il partito fondamentalista in armi di Gulbuddin Hekmatyar. Uno dei più velenosi signori della guerra afghani alleato di comodo dei talebani.

 

Non a caso pure l’Hezbi ha rivendicato l’uccisione degli occidentali. Sicuramente non erano spie e neppure “predicatori” con la sola missione di convertire gli afghani. Però non metterei la mano sul fuoco che non avessero delle Bibbie in dari. Dirk Frans, responsabile dell’Iam, l’organizzazione umanitaria da 30 anni in Afghanistan ha ammesso che va sempre in giro con la Bibbia e ne ha buon diritto. Il simbolo dell’International Assistance Mission è il globo con la croce stilizzata.

 

Il veterano della spedizione, pure lui ucciso, era Tom Little, un oculista di Delmar, nello stato di New York, che conosceva l’Afghanistan da 30 anni. Nel 2001 era stato espulso dai talebani dopo l’arresto di otto volontari cristiani accusati di proselitismo. Un reato, che ancora oggi in Afghanistan, prevede la pena di morte anche da parte dei governativi.

 

In Afghanistan fanno una vita da catacombe un migliaio di convertiti grazie a personale delle ong, cappellani militari stranieri e “missionari” clandestini soprattutto evangelici o battisti. Fra maggio e giugno sono stati denunciati da uno scoop su una televisione privata 25 afghani convertiti al cristianesimo a Kabul. Altri 150 sono fuggiti nella vicina India per evitare la pena di morte.

 

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