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PERSECUZIONI/ Biloslavo: vi dico come vivono gli afghani convertiti al cristianesimo

Pubblicazione:mercoledì 11 agosto 2010

Foto Fotolia Foto Fotolia

Le fotografie dei 25 mostrano gli afghani che pregano in una specie di “chiesa” ricavata in un appartamento. Tutti indossano una tunica bianca. Uno viene “battezzato” con un secchio d’acqua versato sulla testa, un altro, che ha una gamba artificiale, è immerso in una vasca da bagno. Nel gruppo c’è anche una donna dai capelli neri.

 

La televisione privata mostra anche delle fotografie di “missionari”, che starebbero convertendo gli afghani. Un norvegese e un americano, di due ong cristiane a Kabul, che però hanno negato tutto sostenendo di aver “voluto solo aiutare la povera gente”. Non a caso gran parte dei convertiti sono sciiti Hazara, una delle etnie più maltrattate e deboli del paese. Almeno 13 ong straniere a Kabul, di stampo cristiano, sono nel mirino del governo.

 

Anche traduttori e collaboratori dei militari stranieri, a cominciare dagli americani della grande base di Bagram, sono stati irretiti dalla conversione. Non esiste alcun “piano dei crociati”, come tuonano i talebani. Singoli cappellani militari o soldati portano con loro qualche volantino, un Vangelo o una Bibbia di troppo. Talvolta convincono i giovani afghani che usano il computer a iscriversi a delle newsletter cristiane. Oppure a sintonizzarsi sui canali satellitari dei telepredicatori americani.

 

Padre Giacomo Rossini, che a Kabul lavora con le suore di Madre Teresa evitando scrupolosamente il proselitismo ha dichiarato subito dopo la tragedia dei volontari: “Non si può fare propaganda cristiana. È una cosa che per noi può apparire difficile da comprendere, ma questa è la situazione in Afghanistan. Se si diffondono bibbie in lingua dari si rischia la vita, si va incontro alla morte”.

 

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