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PERSECUZIONI/ Perché fa più notizia la morte di due soldati di quella di otto medici cristiani?

Vale la pena morire per l’Afghanistan? La domanda rimbalza a ogni soldato ferito o ucciso. Eppure domenica, dopo l'uccisione degli otto medici cristiani, sembra che nessuno se la sia posta, come spiega GIAN MICALESSIN

militari_afghanistanR375_3sett09.jpg (Foto)

Vale la pena morire per l’Afghanistan? La domanda rimbalza a ogni soldato ferito od ucciso in Afghanistan. Eppure domenica nessuno  se l’è posta. C’erano dieci cadaveri domenica in Afghanistan. Otto  erano di cristiani trucidati soltanto per aver avuto il coraggio e la forza di addentrarsi nel paese, per   regalare speranze e cure a una popolazione sballottata tra la guerra dei fondamentalisti islamici  e quella, spesso altrettanto cruenta,  dell’alleato occidentale. Ma quei  sei cadaveri americani accompagnati da uno inglese, uno tedesco e quelli  di due guide afghane stavolta sembravano non far testo.

Qualcuno ha addirittura finto di credere alla rivendicazione talebana, alla menzogna con cui un gruppo di  rapinatori assassini spacciatisi per talebani si ripuliva la coscienza accusando la squadra dell’”International Afghan Mission”, un’organizzazione cristiana  presente in Afghanistan sin dal 1966, di aver tentato di convertire gli adepti locali regalando e distribuendo  bibbie tradotte  in pashtun e farsi. 

L’accusa manco sta in piedi perchè gli otto non sono stati sorpresi a vendere o barattare. Le otto vittime sono cadute in un inganno plateale, in un’imboscata pensata e organizzata mentre erano già sulla strada del ritorno attraverso le montagne del  Badakhshan e del Nuristan,  due delle provincie più insidiose del paese. 

Per uccidere quegli otto innocenti, molti dei quali frequentavano l’Afghanistan da oltre vent’anni e garantivano assistenza medica a  centinaia  di persone, gli assassini non sono andati  per il sottile, una sventagliata di kalashnikov  li ha  inchiodati ai sedili del pullmino che li riportava  verso il  Pakistan dopo un mese trascorso a fornir assistenza alle popolazioni più dimenticate dagli aiuti internazionali.


 

 

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COMMENTI
13/08/2010 - Micalessin, Il Sussidiario 13.VIII.2010 (Ronza Robi)

Apprezzo il contenuto dell'articolo ma trovo irritante che nel testo la parola "Medioevo" sia usata nel senso che gli viene da un luogo comune di matrice illuministica che tutti gli storici seri dei più diversi orientamenti hanno abbandonato ormai da almeno cinquant'anni. A mio parere chi scrive, tanto più se scrive per un vasto pubblico, non deve farsi complice, nemmeno per inciso, della propagazione dei luoghi comuni, tanto più se si tratta di luoghi comuni che giocano contro all'area culturale cui appartiene.