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PERSECUZIONI/ Perché fa più notizia la morte di due soldati di quella di otto medici cristiani?

Pubblicazione:giovedì 12 agosto 2010

militari_afghanistanR375_3sett09.jpg (Foto)



Non portavano armi quegli otto medici. E tantomeno avevano vangeli e bibbie da distribuire ai musulmani d’Afghanistan. Non si sognavano di convertire un popolo. Volevano solo aiutarlo, curarlo  e poi andarsene. Chi li ha uccisi probabilmente non voleva neppure compiere un atto esemplare. Era solo un gruppo di scellerati rapinatori ritrovatisi dopo il bottino in dollari e telefoni satellitari a far i conti con  l’imbarazzante  peso di quelle otto persone uccise senza ragione.

Ma la ragione nell’Afghanistan dei talebani non conta. Conta solo l’ideologia. Quella che permette di massacrare otto medici arrivati per aiutare il tuo popolo e accusarli invece di spionaggio e collaborazione con il nemico. Quella che permette di  trasformare  una strage efferata  in un atto di simbolica difesa  e di non fornire altre spiegazioni. 

Quella menzogna efferata  basta da sola a far comprendere la necessità  di restare in Afghanistan. Un ritiro, un addio delle forze della Nato la trasformerebbe nuovamente nell’unica  legge  del paese. La stessa sperimentata in quell’appendice di Medioevo che fu tra il 1997 e il 2001 l’era talebana.

La stessa che tornerebbe a governare il paese se un  Occidente - più debole e spaventato dei propri operatori umanitari -  decidesse di riportare a casa i propri soldati e   restituire il paese  al dominio di Bin Laden e del Mullah Omar.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
13/08/2010 - Micalessin, Il Sussidiario 13.VIII.2010 (Ronza Robi)

Apprezzo il contenuto dell'articolo ma trovo irritante che nel testo la parola "Medioevo" sia usata nel senso che gli viene da un luogo comune di matrice illuministica che tutti gli storici seri dei più diversi orientamenti hanno abbandonato ormai da almeno cinquant'anni. A mio parere chi scrive, tanto più se scrive per un vasto pubblico, non deve farsi complice, nemmeno per inciso, della propagazione dei luoghi comuni, tanto più se si tratta di luoghi comuni che giocano contro all'area culturale cui appartiene.