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LA STORIA/ 2. Parsi: il popolo senza terra che vive a due passi dall'opulenza

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Non c’è traccia dei piccoli lindi asili, o delle scuole primarie con i muri ricoperti di disegni colorati, di quel campo palestinese, tristemente noto per i massacri di tanti decenni fa. Lì, sembrava di essere capitati in una sorta di universo robinsoniano, in cui il mondo esterno era riprodotto in scala ridotta ma il più possibile simile a quanto perduto: a causa di un naufragio, per l’eroe di Defoe, per colpa delle guerre perdute, per i palestinesi.

 

Qui, la dimensione della disperazione individuale, o quantomeno dello scoramento e della rassegnazione sembra prevalere. Il distretto di Binagadi è una delle sette province perse dall’Azebaijan insieme al Nagorno-Karabakh. Il tragico paradosso è che queste regioni erano al confine con l’Armenia ma, al contrario del Nagorno-Karabakh, erano abitate quasi esclusivamente da Azeri. Ora in nessuna delle regioni perdute vive più alcun azero.

 

Shafiga è una di questi profughi; vive in poco più di 16 metri quadrati, insieme al marito e ai figli. I bagni sono in comune con gli altri inquilini del piano, la cucina è condivisa dall’intero palazzo, a ricordarci che questa struttura era originariamente destinata a pensionato universitario. L’unica finestra dà su un terrazzino convertito in ripostiglio, dove sono letteralmente stipate le provviste fatte di conserve artigianali di cetrioli e pomodori, qualche sacco di cipolle e di patate. E l’essenziale che si può accumulare in così pochi metri e in così tanti anni di vita provvisoria.

 

Si soffoca letteralmente nel monolocale dal soffitto basso. Di fronte, sul vetro di una credenza stile anni ’60, le foto di Shafiga il giorno del matrimonio e della coppia sullo sfondo di un paesaggio lussureggiante fatto di acqua, colline e boschi. Le foto di un rimpianto, della vita com’era “prima”, prima della guerra, dell’orrore, della fine del tempo che scorre e del principio del tempo immobile.

 

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COMMENTI
18/08/2010 - BELLO ! (Pierluigi Piccinini)

Interessantissimo reportage di una persona vivace, dotata di penna e mente brillante. Attendo il seguito