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LA STORIA/ 2. Parsi: il popolo senza terra che vive a due passi dall'opulenza

Pubblicazione:mercoledì 18 agosto 2010

caucaso2R375.jpg (Foto)

Ma questo tempo è immobile solo per quello che ha spezzato dentro i cuori, per il futuro che ha dissolto e congelato insieme. Ma è un tempo che corre comunque verso il suo scontato epilogo. «Vorrei poter andare a vistare le tombe dei miei padri, e morire nella terra in cui sono nato», racconta Adil Ismail, maestro di scuola di settant’anni, che sente la morsa del tempo stringerlo dappresso. Alì vive in un altro e diverso campo: un “campo modello”, si potrebbe dire, appena consegnato alle famiglie di un altro distretto, che per quindici anni sono state “ospitate”, ma accantonate è la parola che rende meglio l’idea, in una fabbrica dismessa.

 

Qui tutto è lindo, nelle belle case azzurro cielo, dotate di aria condizionata e di un arredamento standard piccolo borghese, che avrebbe rappresentato l’orizzonte della felicità materiale per tante famiglie di immigrati del Sud all’inizio degli anni Sessanta. «I proventi della vendita delle risorse energetiche sono in parte investite in progetti come questo», “piega Garay Faradiov, del Dipartimento per i Rifugiati, «ma il vero problema è che queste persone sono da decenni prive di possibilità concrete di lavoro e di integrazione sociale».

 

Chi può, chi trova un lavoro, se ne va dai campi e mette su famiglia in città. Ma è una prospettiva difficile da realizzare. In un Paese che comunque dà l’impressione di avere un’economia sostanzialmente ancora controllata dallo Stato o, per lo meno, dagli eredi della vecchia nomenclatura sovietica.

 

Abbandonata la capitale, procedendo per una strada tanto incantevole quanto precaria, ai piedi delle grandi catene montuose del Caucaso meridionale, si arriva al confine georgiano, non senza aver prima visitato una delle “ex capitali”, con il suo splendido caravan-serraglio trasformato in un albergo molto confortevole. Il confine con la Georgia è un confine aperto e “amichevole”. Nondimeno, il suo attraversamento richiede molte ore alla “carovana” di Rondine.

 

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COMMENTI
18/08/2010 - BELLO ! (Pierluigi Piccinini)

Interessantissimo reportage di una persona vivace, dotata di penna e mente brillante. Attendo il seguito