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LA STORIA/ 2. Parsi: il popolo senza terra che vive a due passi dall'opulenza

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Tra gli studenti ci sono ceceni e russi, i cui concittadini hanno dato manforte ai ribelli di Abkazia e Ossetia, e il rilascio dei loro visti, nonostante l’imprimatur ottenuto dalla autorità centrali georgiane, consuma tempo. Ancora una volta il tema del tempo ricorre. Qui, davvero, sembra che tutti ne abbaino da sprecare o che, perlomeno, siano rassegnati al fatto che il tuo tempo è spesso ostaggio nelle mani di qualcun altro, che ne dispone a suo piacimento.

 

Ripenso a Milano e ai nostri ritmi frenetici. Ma soprattutto mi capita di riflettere come l’idea che il tempo sia un bene prezioso, raro, il regalo più grande da fare a qualcuno, e la concreta possibilità di pensare a questo come un diritto di chiunque, mi sembra una delle grandi acquisizioni rese possibili dalla democrazia occidentale. È forse la maggiore e principale promessa di eguaglianza sostanziale che siamo stati capaci di realizzare.

 

Tra i due check point stanno un centinaio di metri di terra di nessuno, colmati da un ponte su cui sostano una decina tra furgoni, auto e camion dal colore indefinibile e dalla marca improbabile. Tanto il posto di controllo azero sembra essere uscito da un action movie post guerra fredda - di quelli che prospettavano incredibili traffici di armi e minacce terroristiche che, allora, ben prima dell’11 settembre, apparivano fantasiose - tanto quello georgiano ricorda in tutto e per tutto, a parte le dimensioni, il confine tra Messico e Stati Uniti. E in effetti, come spiega con dovizia di particolari un grande cartello multicolore, il check point georgiano è un “dono dell’Esercito degli Stati Uniti”.

 

(2 - continua)

 

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COMMENTI
18/08/2010 - BELLO ! (Pierluigi Piccinini)

Interessantissimo reportage di una persona vivace, dotata di penna e mente brillante. Attendo il seguito