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Esteri

LA STORIA/ 3. Parsi: i cento passi che dividono due continenti

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Abkhazia e Ossezia del Sud si erano proclamate indipendenti a seguito dei conflitti del 1991-92 e del 1992-94. E’ un’indipendenza contestata dalla comunità internazionale (a eccezione della Transistria, la cui indipendenza peraltro non è parimenti riconosciuta): solo Russia, Venezuela, Nicaragua e Naru hanno relazioni diplomatiche con le Repubbliche ribelli.

  

A prescindere dal buon diritto georgiano a rivendicare la sovranità sui due territori, quello di Saakashvili è stato un clamoroso passo falso, probabilmente indotto dalle lotte intestine all’amministrazione Bush tra il vicepresidente Cheney e la Segretaria di Stato Rice. Questo però i georgiani non amano affatto ammetterlo, e soprattutto, ciò non sembra aver minimamente affievolito l’americanismo (e l’europeismo) del governo e della stessa opinione pubblica.

 

Come mi ha ribadito il viceministro degli esteri Aleqsandre Nalbandov, la Georgia, che fornisce un significativo contributo militare alle forze ISAF nella pericolosa provincia afgana dell’Helmand, non è minimamente disposta a rinunciare al sogno atlantico e a scegliere una neutralità filo-russa in cambio della fine dell’occupazione dei suoi territori: «La decisione di aderire nella NATO è stata ratificata con un referendum da oltre il 70% dei nostri cittadini, per cui non è negoziabile, come non lo è la nostra sovranità. Noi ci comportiamo già “come se” fossimo un membro della NATO. Analogamente aspiriamo a divenire un giorno parte dell’Unione Europea».

 

Da queste parti, le dichiarazioni della Segretaria di Stato Clinton circa il fatto che gli USA considerano Abkhazia e Ossezia meridionale alla stregua di «territori occupati dalla Russia», che pertanto ritengono responsabile «di tutti gli obblighi di cui le convenzioni internazionali fanno carico alle potenze occupanti», è stata presa molto sul serio.

 

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