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LA STORIA/ 3. Parsi: i cento passi che dividono due continenti

Pubblicazione:giovedì 19 agosto 2010

Foto Ansa Foto Ansa

«Le tensioni tra abkhazi e georgiani sono sempre esistite, come esistono tensioni in tante altre aree multietniche del mondo. Ma, se la Russia non avesse soffiato sul fuoco e poi non fosse intervenuta direttamente, avremmo trovato la strada per evitare la guerra», è l’opinione, largamente condivisa da queste parti, del vice Primo Ministro e Ministro per la Reintegrazione (dei territori occupati) Temur Iakohashvili.

 

Sta di fatto che, come conseguenza della guerra in Abkhazia, gli abkhazi sono balzati dal 17% della popolazione al 45%, mentre i 250.000 georgiani, che costituivano il 43%, sono quasi completamente sfollati. Analogo destino per i 30.000 georgiani che costituivano la più numerosa (29%) minoranza etnica dell’Ossezia del Sud. La guerra con la Russia dell’agosto 2008 non ha fatto che consolidare questo dato di fatto, rafforzando e rendendo esplicita la presenza militare russa nel Caucaso.

 

Quando chiedo al Ministro quali concrete speranze nutra di vedere un giorno davvero reintegrate le due repubbliche ribelli nella sovranità georgiana, vista la strenua opposizione del gigante russo, la sua risposta, lì per lì, mi sorprende: «Vista dall’Europa la Russia appare molto forte, ma vista dall’Asia la prospettiva cambia. È un Paese che sta conoscendo un disastroso calo demografico, tranne che nei territori caucasici: e ciò rappresenterà un problema crescente per l’equilibrio interno della Russia». Con qualche aggiustamento, sono le stesse parole che mi capiterà di ascoltare qualche giorno dopo da un brillante diplomatico polacco.

 

Non c’è pero animosità tra i popoli della Georgia. Ne abbiamo conferma quando incontriamo Joni Apakidze, rettore della Università statale di Sokhumi (la capitale dell’Abkhazia, che gli abkhazi chiamano Sokhum…), sfollata a Tibilisi, con professori e studenti, dal 1994. Il rettore spera di poter incontrare il suo omologo abkhazo, per riprendere i contatti interrotti. I due si conoscono molto bene. L’attuale rettore abkhazo, infatti, era stato già rettore dell’Università di Sokumi prima della guerra... E’ questo il legato di speranza che Rondine si porta nella prossima tappa in Abkhazia, con il discreto appoggio delle autorità georgiane.

 

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