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Esteri

IL CASO/ Sette motivi per dire no agli affari-killer delle multinazionali Usa sugli embrioni

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 Il terzo motivo di perplessità, che apre la pista ad un sospetto ben preciso, nasce dalla rapidità con cui solo dopo pochissimi mesi la Geron sostiene di aver sviluppato una tecnica migliore per rendere più pure le nuove cellule. In realtà la Geron, fortemente interessata ad ottenere dei brevetti industriali per la produzione di cellule staminali embrionali, non dà affatto le informazioni necessarie a capire né perché si fossero prodotte delle cisti nei ratti trattati in precedenza, né cosa sia effettivamente accaduto ai nuovi ratti trattati con le nuove cellule. Sembra che la loro ipotesi attribuisca alla impurezza delle cellule l’effetto-cisti, mentre nella interpretazione scientificamente più accreditata è la cellula staminale embrionale in se stessa che appare poco controllabile e quindi scarsamente utilizzabile in una attività di tipo clinico.

 

Un quarto motivo di perplessità nasce dalla mancanza di garanzie che si offrono ai malati dal momento che neppure sui ratti sono stati ottenuti risultati soddisfacenti. Sembra che in tempi di iperprotezionismo degli animali, con una campagna di stampa vivace ed incisiva che li vorrebbe escludere totalmente dalle sperimentazioni cliniche, la sperimentazione sull’uomo susciti meno dubbi e richieda meno tutele. Proteggere gli animali è doveroso, farli soffrire inutilmente è crudele, abusare di loro con esperimenti privi di fondamento è sciocco. Fare tutto ciò sull’uomo è disumano.

 

Un quinto motivo di perplessità nasce dalla ipotesi che a questi pazienti o ai loro familiari sia stato chiesto l’indispensabile consenso informato. Ci si chiede in altri termini quale tipo di pressione sia stata esercitata su di loro per farli acconsentire ad una sperimentazione che allo stato attuale delle cose è destituita di ogni fondamento. Parlare di consenso informato in questi ultimi tempi è cosa molto seria che ha anche chiare implicazioni anche sotto il profilo medico-legale. Abbiamo assistito recentemente alla totale ideologizzazione del principio di autodeterminazione che è diventato il criterio guida dell’agire nel rapporto medico-paziente.

 

A tal punto che in alcuni casi assistiamo ad un vero e proprio ribaltamento del principio di cura, per cui il malato può chiedere e pretendere dal medico la applicazione del diritto al rifiuto delle cure. Con quale obiettività scientifica sono stati informati questi pazienti, quali speranze sono state fatte balenare davanti a loro e ai loro familiari, quali condizionamenti sono stati esercitati su di loro perché aderissero a questo protocollo così poco rigoroso anche sotto il profilo clinico… Sono domande che vanno poste anche per sapere in che modo è stato creato il gruppo di controllo che servirà a capire la differenza tra vecchio e nuovo trattamento…

 

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