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IL CASO/ Sette motivi per dire no agli affari-killer delle multinazionali Usa sugli embrioni

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Un sesto motivo di perplessità nasce proprio da questo interrogativo. Si è detto che l'obiettivo è quello di ripristinare la piena funzionalità delle connessioni nervose, riparando completamente la lesione che le impedisce. Molti anni fa, nel 1986, Rita Levi Montalcini conseguì il premio Nobel per le sue ricerche sul NGF che conduceva dagli anni 50. Il Nerve growth factor è una proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso in cui indirizza e regola la crescita degli assoni, tramite meccanismi di segnalazione cellulare. Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta del NGF all'inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo».


Sono ricerche condotte da molti anni, con molta prudenza, e indubbiamente con buoni risultati. Recenti ricerche condotte da Ebri-Cnr, in collaborazione con Regione Lazio e Filas Spa, chiariscono le proprietà anti-Alzheimer del NGF, il fattore di crescita nervoso. L’NGF inoltre è da tempo sperimentato con successo nelle ulcere oculari e cutanee, di cui facilita la cicatrizzazione. Le ulcere oculari e le ulcere cutanee rappresentano un problema di notevole impatto sociale, clinico ed economico per il servizio sanitario nazionale: si tratta di patologie molto diffuse, in gran parte prive di terapie.


Il sistema nervoso è un sistema complesso proprio perché si tratta di cellule altamente specializzate, con un bassissimo coefficiente di riproduzione, come sanno tutti i neurobiologi e i neurologi che si occupano di questi malati e di queste malattie. Per questo la sperimentazione sull’uomo e specificatamente sul sistema nervoso delle cellule embrionali appare come minimo intempestivo e scientificamente non fondato.

 

Un settimo motivo di perplessità nasce poi dalla provenienza di queste cellule, che per loro stessa natura richiedono un vero e proprio smontaggio dell’embrione umano nelle sue fasi più precoci, quelle in cui tutte le sue cellule sono totipotenti. Questo smontaggio dell’embrione altro non è che la soppressione di una vita umana e come tale crea il terribile paradosso di chi sopprime una vita per curarne un’altra, senza che della prima si rispetti il diritto alla vita, senza che gli si riconosca il diritto all’autodeterminazione, senza che possa dare il suo consenso informato e neppure fare una sorta di testamento biologico. Il tutto in flagrante contraddizione con quanto la stessa cultura dei diritti individuali oggi sostiene.

 

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