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ANTICIPAZIONE/ Luigi e Nyeko (Uganda): ecco il miracolo che ci ha strappati alla morte. Rose: ho seguito voi

Pubblicazione:domenica 22 agosto 2010

Foto: Rose Busingye Foto: Rose Busingye

1.

Mi chiamo Luigi Giussani, potreste chiedervi perché mi chiamo così, ma è il nome dell’uomo che, insieme a Julián Carrón, ha allontanato da me l’ombra della morte e mi ha riempito di canti di gioia.

 

Ho vissuto un terrore oscuro della morte, un terrore senza fine. Mio padre e mia madre furono bruciati in un autobus per mano dei ribelli, mentre tornavano da Soroti a Kampala. Rimasi solo con uno zio che lavorava a Kampala in una fabbrica, più tardi ebbe anche lui un incidente, e perse la vita falciato da una macchina. Il mondo diventò oscuro. Per me la vita era finita, stavo solo aspettando il giorno della mia morte. Pensavo che la vita fosse solo quello che avevo visto e vissuto.

 

Sentii parlare di Meeting Point International e mi chiesi: “Ci sarà ancora qualcosa di buono per me al mondo?”. Al MPI vidi giovani e anziani radunarsi insieme, e fui abbastanza curioso da andare a vedere. Qualcuno lì mi notò e mi propose di tornare sui banchi di scuola. Ma a scuola, mentre studiavo, sentivo continuamente un rumore nelle mie orecchie: le urla di mia madre e mio padre tra le fiamme. Era molto difficile concentrarsi.

 

Rose di solito mi portava alla Scuola della Comunità e la parola che mi sembrò più importante fu “valore”. Che tipo di valore può essere più grande della morte? Cosa potrebbe restituirmi i miei genitori? Continuai a studiare con difficoltà, fino al 2007. Quell’anno un uomo di nome Julián Carrón arrivò in Uganda.

Non ricordo il giorno del mio compleanno, ma ricordo quel giorno come se fosse stato il giorno della mia nascita. Carrón partecipò al MPI e parlò con i pazienti e con i bambini. Ricordo ancora quello sguardo, che mi penetrava fin dentro alle ossa. Mentre parlava seguivo i suoi occhi, e fu come se l’ombra della morte divenisse a mano a mano sempre più piccola e il mio cuore balzasse nel mio petto. Quella notte non riuscii a dormire, volevo andare e trovarlo di nuovo. Il mattino dopo si diceva che fosse alla Scuola Saint Kizito per un’assemblea generale con la gente del Movimento; non sapevo nulla al riguardo, ma ci andai perché volevo rivederlo. Di nuovo lo guardai mentre parlava e il terrore della morte ricominciò ad alleviarsi. Volevo seguire quell’uomo ovunque potesse andare, volevo essere un tutt’uno con lui.

 

Il mio cuore saltava su e giù e stava quasi per esplodere dentro di me! Andai da zia Rose perché volevo essere battezzato immediatamente. Mi disse che sarebbe andata a chiedere a qualcuno di prepararmi e trovai che anche i miei amici desideravano la stessa cosa. Quello che stava accadendo dentro di me stava capitando anche a loro. I nostri cuori ardevano in musica, la nostra vita divenne il cantare, cantare di tutto ciò che ci era successo. Fummo battezzati in 12 ragazze e ragazzi e il nostro viaggio iniziò quel giorno. Lo sguardo di Carrón spazzò via il terrore della morte e mi riempì di canti di lode.

 

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