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ANTICIPAZIONE/ Luigi e Nyeko (Uganda): ecco il miracolo che ci ha strappati alla morte. Rose: ho seguito voi

Foto: Rose Busingye Foto: Rose Busingye

Volevamo tutto questo anche per i nostri amici della scuola, dove noi stessi abbiamo iniziato il Catechismo per gli altri studenti, e 38 di loro sono stati battezzati con l’aiuto di Mauro e di padre Archetti. Desideravamo comunicare la bellezza che avevamo incontrato, la bellezza della vita che ci faceva cantare. Chiedemmo di essere aiutati a fare la Scuola della Comunità e quando cantavamo, capivamo meglio anche la Scuola della Comunità. Abbiamo formato il “battaglione di Carrón”, gli alpini di Uganda. Cantiamo le canzoni degli alpini come facevano gli italiani che andavano in battaglia cantando.

 

Alcuni di noi erano bambini soldato, bambini provenienti da diversi, terribili passati; ma questi passati sono stati battuti da uno sguardo, uno sguardo che ha vinto perfino la morte. Siamo uomini e donne nuovi, e viviamo per raccontare che vivere in questo modo è possibile.

 

2.

Mi chiamo Nyeko Ceasar e sono uno studente della Scuola Superiore di San Kizito.

Nel 1997 i miei genitori furono uccisi dai ribelli nella guerra dell’Uganda del nord. Uno dei miei fratelli fu catturato e fino ad oggi non so se sia morto oppure no. Siamo rimasti in due sorelle e quattro fratelli. Il più grande dei miei fratelli viveva a Kampala. Dopo la morte dei miei genitori, mio fratello mi suggerì di andare a stare con lui a Kampala, visto che io ero il più giovane e non riuscivo a gestire la situazione nel villaggio. C’era il rischio che anch’io fossi portato nei boschi dai ribelli. Così, entro l’anno arrivai a Kampala, dove cominciai a frequentare la scuola elementare. Sfortunatamente, nell’anno in cui stavo per terminare le elementari (cioè nel 2004), mio fratello ebbe delle difficoltà al lavoro e perse il posto. Ci trasferimmo così a Kireka, dove mio fratello avrebbe forse avuto la possibilità di lavorare in una cava di pietra.

 

Mio fratello frantumava pietre nella cava e l’unica vita che conoscevamo era quella del villaggio, con malattia, povertà e morte. Ma c’erano delle donne che frantumavano pietre cantando e ballando. Erano felici. Chi può essere felice pur essendo affamato, malato e povero? Soltanto delle stupide donne del villaggio: forse sono ubriache - pensavo -, o matte, o le loro teste non funzionano bene. Sono pazze e hanno bisogno di essere curate!

 

Qualcuno ci disse che erano donne del Meeting Point International e ci spiegò che cos’è il MPI. Andai a vedere queste donne e vidi che erano normali. Non davano segni di ubriachezza o pazzia, sapevano perfino chi fossi e quali problemi avessi. Promisero di portarmi da Rose. Il giorno seguente, andai con loro all’MPI e mi venne promesso che sarei tornato a scuola.

Mentre studiavo, provavo odio per coloro che avevano ucciso i miei genitori. Come potevo avere una vita senza i miei genitori? Perché mai avrei dovuto studiare? La vita è soltanto vivere e morire! Perché vivere, se non c’è gioia sulla terra? Studiavo senza passione, solo per passare il tempo e pensavo perfino di sprecare tempo e denaro. Perché non andavo a farmi addestrare come soldato e a morire al fronte, oppure a uccidere qualcun altro, così come avevano ucciso i miei genitori?

 

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