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ANTICIPAZIONE/ Waters: vi racconto chi è Mary McAleese, presidente dell’Irlanda

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Come giornalista a Dublino negli anni ‘70 e ’80, aveva attirato anche sospetti in una cultura mediatica tesa a eliminare il senso di colpa e di confusione sul continuo conflitto al di là del confine, attraverso il disconoscimento dei nazionalisti e lo smantellamento dello storico atteggiamento di lamentela ancora proprio della maggioranza degli abitanti dell’isola. Durante la sua esperienza nella rete nazionale, la RTE, ha dovuto subire le stesse difficoltà della sua infanzia nella nativa Ardoyne, uno dei ghetti cattolici di Belfast. Osteggiata e isolata dai suoi compagni di lavoro (da allora alcuni si sono ricreduti scusati con lei), quando più tardi è diventata portavoce dei vescovi cattolici è stata oggetto di velenosi attacchi sfociati in minacce alla sua vita da parte degli estremisti unionisti.

 

Grazie alla sua personalità, McAleese si è imposta come una voce sensata e coraggiosa, senza timore di parlare apertamente delle proprie origini, della propria fede e della sua concezione di un’Irlanda non più governata da preconcetti ideologici. Studiosa di filosofia, storia e politica, i suoi interventi pubblici sono caratterizzati da uno stile colloquiale che consente di affrontare anche argomenti complessi rigorosamente, ma senza dare la sensazione di intellettualismo.

 

Un’altra caratteristica della McAleese è di essere una cattolica che prende sul serio la propria fede e non vede nessuna ragione per tenerla fuori o a lato del suo essere personaggio pubblico. Il suo lavoro con i vescovi cattolici, centrato soprattutto sul continuo conflitto che ha rovinato la sua terra natia, le è valsa l’accusa di “conservatrice e tradizionalista” da parte degli oppositori, spesso peraltro a corto di argomenti nei suoi confronti.

 

Inoltre, è originaria del “Nord” o , se si preferisce, della “Irlanda del Nord” parte del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, luogo di un conflitto residuo di una lotta di 800 anni contro l’invasore, anche se ormai non si tratta più di invasori, ma di radicate differenze tra abitanti da lungo tempo di quella tragica regione. Pur rappresentando una chiara voce della minoranza cattolica nazionalista, la MacAleese non è mai intervenuta in modo aggressivo o, invece, sulla difensiva, e il fatto di non essere amata dalla maggioranza protestante unionista non lìha mai portata a comportamenti faziosi come quelli di molti della sua parte.

 

Per tutte queste ragioni è stata molto apprezzata dagli abitanti della Repubblica che non se la sentivano di appoggiare l’estremismo dei Provisional dell’IRA, ma neppure di abbandonare i loro compatrioti del “Nord”. La candidatura della McAleese ha offerto, quindi, l’opportunità di affermare il tipo di Irlanda che si voleva, desiderio complesso e non esprimibile altrimenti.

 

La McAleese sembrava ricomprendere tutti i benefici dell’educazione e del pensiero moderni in una personalità che rimaneva fedele all’autentica identità del Paese e che, pur ritenendo necessario un cambiamento nella società irlandese, partiva da una posizione rispettosa di ciò che già c’era, non un’attivista femminista importata da fuori e desiderosa di sradicare tutto.

 

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