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PROPOSTA/ Frattini: una risoluzione Onu per difendere la libertà religiosa

Franco Frattini (Foto Imagoeconomica) Franco Frattini (Foto Imagoeconomica)

È quella riguardante l’identificazione delle persone. Viviamo in un’epoca in cui la sicurezza è importante. Non può essere consentito che una persona completamente velata, la cui identità non è identificabile, stia in un luogo pubblico. Per quanto riguarda invece il velo non integrale, quello con cui una donna musulmana, senza un’imposizione, vuole rappresentare il suo credo, questo deve essere consentito, come lo è effettivamente in Italia.

 

L’Italia ha scelto in materia energetica di legarsi molto alla Russia. Questo non comporta dei rischi?

 

Abbiamo lavorato molto su questa tema e mi sono impegnato personalmente per promuovere accordi che il Presidente Berlusconi ha lanciato non solo con la Russia. È bene che si sappia che l’Italia è uno dei paesi che ha la maggiore diversificazione di risorse energetiche provenienti dall’estero: un terzo dalla Russia, un altro terzo dall’Algeria, un 20% dalla Libia e il resto da altri paesi arabi, in particolare del Golfo. Abbiamo una diversificazione che, paragonata a quella di altri paesi europei, è elevatissima. Non è vero quindi che siamo legati interamente alla Russia.

 

Tutta questa situazione sta cambiando il bilanciamento dell’arco euro-atlantico in materia di politica energetica?

 

Se parliamo dei grandi gasdotti che attraversano Russia, Azerbaijan, Turchia e arrivano in Europa, anche qui vogliamo diversificazione, non un solo gasdotto. Abbiamo lavorato con gli americani in particolare per realizzare una vera politica di collaborazione euro-atlantica in materia di sicurezza energetica. L’inviato speciale di Obama, l’Ambasciatore Morningstar è venuto a trovarmi a Roma per ben due volte e abbiamo avviato una collaborazione Italia-Usa: l’ad di Eni, Paolo Scaroni, si è recato a Washington proprio per aprire un tavolo di riflessione congiunta italo-americana sulla sicurezza energetica. Questo ha definitivamente dissipato quei dubbi, che non erano fondati, ma che sono stati utilizzati per fare inutile e dannosa polemica.

 

Come sta cambiando lo scenario libanese e qual è il contributo che l’Italia può dare nel quadro della missione Unifil?

 

Stiamo compiendo uno sforzo enorme, perché siamo ancora il primo contingente in Libano con 2000 militari e abbiamo avuto per tre anni la guida della missione. Abbiamo ancora un ruolo chiave in quel paese, anche per una ragione prettamente politica: grazie all’azione diplomatica in Medio Oriente, l’Italia è forse l’unico paese che può tranquillamente parlare in stretta amicizia e sincerità con l’una e con l’altra parte. Noi siamo considerati in Europa i migliori amici di Israele, ma al tempo stesso la Lega Araba ha voluto al summit dei presidenti solamente Berlusconi come speaker ufficiale a parlare della pace.

  

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