BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

IL CASO/ Perché pacifisti e ambientalisti non difendono l’Africa dalla Cina?

Foto FotoliaFoto Fotolia

Nessuno può competere con questi prezzi e nessuna industria può crescere qui, perché è più conveniente importare questi prodotti dalla Cina. L’analisi economica è in realtà un po’ più complicata, ma quelli portati sono due esempi reali. Se poi vogliamo parlare delle medicine, sembra che quasi il 50% delle medicine prodotte in Cina e distribuite in Africa sia manipolato o inefficace.

 

Un ministro della Sierra Leone disse una volta: “Se si chiede a uno dei Paesi del G7 di realizzare una infrastruttura essenziale come una strada, una diga o un ponte, questi partirà da uno studio di impatto ambientale, per poi effettuare uno studio di fattibilità e passare via via alla bozza di progetto, al progetto definitivo, al coinvolgimento delle comunità locali, alle procedure anticorruzione, le gare, l’analisi delle offerte, l’assegnazione dei contratti e, finalmente, potrà dare inizio ai lavori. Se chiedete lo stesso lavoro ai cinesi, costoro inizieranno i lavori un mese dopo, finendoli in sei mesi , con manodopera, macchinari, materie prime e qualsiasi altra cosa provenienti dalla Cina”.

 

Il ministro ha però omesso l’altra parte della storia: molto spesso i cinesi realizzano queste infrastrutture senza curarsi dei permessi di occupazione dei terreni, di scavo, di deforestazione e via dicendo. In molti casi, membri del governo locale entrano nell’affare, per corruzione o con conflitti di interesse di cui tutti sono al corrente, ma che nessuno cerca di impedire. Secondo l’istruttivo “La Chinafrique”,scritto da Serge Michel e Michel Beuret (Editions Grasset&Fasquelle, 1998, pubblicato in italiano da Il Saggiatore nel 2009), il ministro delle Risorse forestali della Repubblica del Congo è azionista della società cinese che sfrutta una concessione che il ministro ha assegnato alla “sua” società.

 

Quello del legno è uno dei settori preferiti dai cinesi, che hanno ottenuto vaste concessioni di sfruttamento: da qui il legno viene inviato in madrepatria. Alcuni di questi tipi di legno sono di elevato valore, come per esempio quello dell’albero moabi , che impiega 100 anni per giungere alla maturità. Pare che la Cina sia il maggior fornitore di legno per il gigante dei mobili Ikea. La situazione è simile per il settore minerario.

 

La Cina sta distruggendo le foreste africane e nessuno dice niente, né ambientalisti, né pacifisti, né anticolonialisti alzano la loro voce contro questo sfruttamento. Eppure, una volta c’era sempre qualcuno pronto a manifestare contro il commercio delle armi, le concessioni petrolifere e l’estrazione di oro e metalli preziosi, fatti da Usa, Gran Bretagna o Francia.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


COMMENTI
08/08/2010 - La vera faccia del comunismo (Marco Facchinelli)

Ecco a cosa mira il comunismo,allo sfruttamento del pianeta in ogni sua parte e in breve tempo, non importa quali danni possa arrecare. Mi meraviglio solo di come non si possa fermare questa enorme massa cancerogena. Dopo essere stata depredata dagli europei, l'Africa si trova ad essere sfruttata dai cinesi...e non sembra ci siano le condizioni per sperare in bene. Ed ecco anche la vera faccia degli ambientalisti, pacifisti, uguali dappertutto, in Italia come nel resto del mondo. Non ci resta che piangere...

 
06/08/2010 - l'Africa? Parte dell'Europa! (Pierre LeBlanc)

I negozi e supermercati di “ferramenta” in tutta l'Europa sono in preda ai prodotti importati dalla Cina. Anche le scale per l'industria, per gli artigiani e le casalinghe sono per la maggior parte prodotte in Cina, pur portando spesso nomi e marchi di produttori e commercianti Europei. "Faraone", "Foppa Pedretti", "Framar", "Frigerio", "Maurer", "Svelt", "Tubesca", "Zarges", (per citare solo alcuni nomi) offrono scale e sgabelli, anche ad alto valore aggiunto e prodotte in Cina. In pochi anni la maggior parte dei produttori di scale in Europa sono diventati agenti dei 1000 e più scalifici cinesi (compresi gli “scalifici ombra” che lavorano, non si sà a quali condizioni, e con quali materiali, e con la manodopera di prigionieri dei Lagodai di stato). Con la crisi mondiale, che ha messo in difficoltà più del 60 % dei produttori di scale e ponteggi in Cina (CICIR, Beijing), il commercio con scale cinesi ha subito una specie di canibalizzazzione: prezzi di svendita e di fallimenti; svalutazione dello yuan che aumenta in modo sleale la concorrenzialità delle merci esportate; contributi del governo cinese a scalifici che esportano scale ad alto valore aggiunto; magazzini europei strapieni: il grande scalificio europeo, abituato a controllare la distribuzione del "suo prodotto cinese", vede "le sue scale" importate e distribuite a qualsiasi prezzo da piccoli scalifici, da grossisti, commercianti, negozianti, broker ed agenzie di produttori e commercianti cinesi stessi.

 
04/08/2010 - La Madonna è con noi e con l'Africa. (claudia mazzola)

Il Dragone rosso si sentirà definitivamente umiliato e sconfitto quando lo legherò non servendomi di una grossa catena, ma di una fragilissima corda: quella del Santo Rosario.