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ATTENTATO IRAN/ Così i conflitti interni rafforzano il fronte degli estremisti

Pubblicazione:giovedì 5 agosto 2010

Mahmoud Ahmadinejad (Foto Ansa) Mahmoud Ahmadinejad (Foto Ansa)

Allo stesso tempo, varie fonti interne iraniane riportano come sia in corso una sorta di confronto interno allo stesso ambiente dei Pasdaran e dei maggiori gruppi di influenza nel Paese, legati al Presidente Ahmadi-Nejad. In particolar modo, non tutta l’ala dei cosiddetti ultra-conservatori sarebbe ancora disposta a perseguire la politica aggressiva dell’attuale Presidente nei confronti del mondo occidentale, che sta causando danni all’economia del Paese, come dimostrato anche dall’ultima serie di sanzioni decise dall’ONU e dall’Unione Europea.

 

A conferma dell’isolamento sempre maggiore di Teheran, anzi, è intervenuto nelle scorse settimane anche il governo della Federazione russa, con una presa di posizione del Presidente Dimitri Medvedev contro il piano di sviluppo nucleare di Teheran.

 

Alla luce di tutte le considerazioni appena fatte, dunque, il fallito attentato al Presidente iraniano Ahmadi-Nejad potrebbe essere stato condotto da più parti, sia di matrice interna, che esterna. Sicuramente si tratta di un segnale preoccupante per il governo di Teheran, soprattutto nell’attuale cornice di tensioni e violenze che, nuovamente, sta interessando la regione del Medio Oriente.

 

Le possibili conseguenze di tale atto, però, potrebbero essere una maggiore chiusura e determinazione di Ahmadi-Nejad nel portare avanti la propria politica di prosecuzione del programma nucleare, potendo addurre motivazioni di sicurezza. L’Iran, anche dopo i fatti di Hamadan, infatti, potrebbe percepire un maggiore senso si accerchiamento, che richiederebbe un innalzamento dei livelli di sicurezza e della deterrenza nei confronti di attori esterni.

 

Gli sviluppi di tale situazione, comunque, dipenderanno anche da ciò che accadrà in Libano, Siria e Israele e, allo stesso tempo, la situazione di questi tre Paesi, cui si aggiunge la nuova escalation di violenza in Palestina (con gli attacchi di due giorni fa persino contro la città giordana di Aqaba), potrebbe essere un termometro della stabilità iraniana e regionale.

 

(Stefano Torelli, Equilibri.net)



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