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REPLICA/ Se Zapatero sbaglia che colpa ne abbiamo noi spagnoli?

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José Luis Rodriguez Zapatero (Foto Imagoeconomica)  José Luis Rodriguez Zapatero (Foto Imagoeconomica)

Mi sembrano giudizi sproporzionati e carenti di motivi. Per tre ragioni: 1) perché si tratta di due casi in un periodo lungo di tempo - proporzionalità non sufficiente come per parlare di «furia», 2) perché non sono state espulse in quanto «argentine» – ragione che giustificherebbe l’epiteto di deportazione «xenofoba», ma in quanto non correttamente identificate, 3) perché il «sadismo puro» e la «barbarie», almeno da come vengono definite nei vocabolari e da come vengono normalmente intesi, sono ben lontane dal senz’altro non giustificabile trattamento ricevuto dalle due anziane.

 

Inoltre, l’autore incolpa di quel che è successo tutta la “nazione”. Mi sembrerebbe più opportuno parlare degli ufficiali che hanno commesso il delitto, delle “autorità frontaliere”, della “polizia” o, se vuole, del “Governo spagnolo”, ultimo responsabile politico di tali corpi di sicurezza. Mi sembra, invece, una generalizzazione sproporzionata e gratuita parlare dell’intera “nazione”.

 

Se l’intenzione di Illia era denunciare la politica frontaliera del Governo spagnolo, o la presunta politica sociale del presidente Zapatero, sarebbe bastato esprimerlo in quei termini. Io avrei sottoscritto. Se quello che ha voluto dire, invece, è che la nazione spagnola è nel presente «xenofoba», «sadica» e «barbarica» nei confronti del popolo argentino o di altri popoli, mi sembra si sbagli.

 

Quel giudizio sarebbe storicamente infondato. Bisogna stare attenti, quando si vuole denunciare un particolare a non prendere la parte per il tutto. Mi sembrerebbe ugualmente ingiusto incolpare tutti gli argentini dei massacri perpetrati da un manciata di uomini che macchiarono non molto tempo fa il nome della meravigliosa Argentina, alla quale la Spagna deve tanto.



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