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ATTACCO LIBICO/ Finanzieri italiani sulla motovedetta costretti a scendere sottocoperta

Il peschereccio attaccato dai libici Il peschereccio attaccato dai libici

Secondo il loro racconto «il motopesca è stato avvistato a 30 miglia dalla costa verso le 18 e subito gli è stato intimato di fermarsi». «Ariete» non ha obbedito all’ordine e anzi ha cercato di allontanarsi il più possibile, provocando così l’attacco. I libici hanno infatti deciso di insistere e di mettersi all’inseguimento. «Il primo avviso - hanno dichiarato i militari italiani che hanno assistito all’attacco libico - è stato inviato con messaggi acustici, il secondo via radio in lingua inglese, il terzo con messaggi ottici». È a questo punto che uno dei finanzieri avrebbe deciso di avvisare il comandante di «Ariete» - ancora una volta via radio - delle inevitabili conseguenze. «Quando ci siamo resi conto che non avevano intenzioni di fermarsi - avrebbe spiegato il finanziere - abbiamo deciso di avvertirli che i libici erano determinati ad attaccare. I militari che erano con noi a bordo della motovedetta erano pronti ed è stato in quel momento, cioè quando sono partiti gli spari ad altezza di scafo, che siamo scesi sottocoperta».

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