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IRAQ/ Biloslavo: Obama mette fine alla missione Usa per "colpa" delle elezioni di Midterm...

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Sì, mi rendo conto che combattere su due fronti è un problema anche per una potenza mondiale come gli Stati Uniti. Tutto si fa in emergenza, ma per fortuna non siamo nella seconda guerra mondiale. Il problema è che questo era evidente fin dall’inizio. Faccio solo un esempio: quando si è deciso di intraprendere l’invasione dell’Iraq, si è smesso di incrementare le truppe Usa in Afghanistan. E così è iniziato il declino e la crisi della situazione nel Paese dove Al Qaeda è ancora potente. Quando si è aperto il secondo fronte, il primo (che era il principale) ne ha sofferto moltissimo, a tal punto che le conseguenze si risentono ancora oggi.
 

Ritiene quindi che la chiusura della missione in Iraq possa coincidere con un miglioramento della situazione in Afghanistan?
 

Il problema è che la situazione in Afghanistan è incancrenita da un paio d’anni e continua a incancrenirsi. Certamente quest’anno e il prossimo saranno anni di svolta, l’impegno Usa è stato maggiore e c’è la possibilità di non perdere la guerra. Però è chiaro che quando Obama ha affermato che si ritirerà nel luglio dell’anno prossimo, ha compiuto il più grande errore che possa avere mai fatto un presidente americano. Nel senso che i talebani non aspettano altro che di avere una data sul ritiro, perché avere quella data nella loro testa equivale a dire «abbiamo vinto». Noi abbiamo l’orologio, gli afghani ragionano in termini di secoli. Il problema quindi è che ci si deve impegnare, come ha fatto fino ad ora Obama anche se obtorto collo, e bisogna farlo fino in fondo. Cioè fino a che la missione sarà compiuta, ma fino a quando la guerra sarà vinta definitivamente.
 

Quanto compiuto finora in Iraq può costituire un modello per quello che si dovrà fare in Afghanistan?

 

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