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PAPA/ 2. Milbank (anglicano): da questo Papa abbiamo reimparato la ragione e la fede

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Newman è un personaggio complesso e, a tratti, tormentato. In questo senso un santo della nostra epoca, dove non vi sono risposte semplici a certe questioni fondamentali. Penso che da lui possiamo imparare il vero significato della tradizione, e cioè che dobbiamo rispettare i doni di conoscenza e pratiche che ci arrivano dal passato e che abbiamo la responsabilità di trasmetterli in una forma autentica al futuro. Allo stesso tempo, possiamo anche imparare da Newman che una tradizione genuina si sviluppa per rimanere fedele a se stessa, così come gli stessi Vangeli sono una promessa che noi possiamo continuare incessantemente a trovare nel loro tesoro di sapienza cose che sono nuove, pur rimanendo al contempo antiche. È mia opinione che sia Papa Benedetto che l’Arcivescovo Rowan Williams (il Primate anglicano, ndr) abbiano in comune questa concezione della natura autentica della tradizione. Penso anche che condividano un altro insegnamento che possiamo trarre da Newman: che ogni ragione coinvolge la fede e una certa “sensibilità” per la verità, così come la fede è realmente una questione di rafforzamento della ragione dentro la luce, data per grazia, della fede.

 

Tutte le Chiese cristiane si trovano oggi a fronteggiare nemici comuni, quali il secolarismo e il relativismo, contro i quali questo Papa ha sempre preso forti posizioni. Quali sono le prospettive per un lavoro comune tra le Chiese anglicana e cattolica, sia sotto il profilo teologico che per la vita di tutti i giorni?

 

A questa domanda ha risposto molto bene Papa Benedetto nel suo primo discorso a Edimburgo, nel quale ha riconosciuto la storica missione cristiana delle corone inglesi e scozzesi e ha indicato come da qui è nata una tradizione unica di governo costituzionale che, alla fine, ha portato benefici universali. Insieme a più ampie influenze cristiane, ciò ha aiutato la nascita di una tradizione britannica di preoccupazione per la libertà e il benessere di ogni essere umano. Citando questa realtà storica, credo che il Papa stesse implicitamente dicendo che questa apertura globale britannica fa parte naturalmente del destino cattolico, il destino di una verità universale per tutti i popoli. È senza dubbio questa la portata storica del primo incontro ufficiale dalla Riforma, tra un Papa e un sovrano britannico sul suolo britannico.

 

Qualcosa che però non sembra essere stato sottolineato dai media.

 

Il fatto che ciò venga trascurato, in linea di massima, dai media inglesi è il segno della loro limitata prospettiva storica in confronto a quella di Benedetto XVI. Sono convinto che egli abbia ragione quando afferma che senza il fondamento cristiano la nostra tradizione di giustizia, libertà personali, capacità di associazione (e, si potrebbe aggiungere, il genio letterario) quasi certamente appassirebbero. Ha anche ragione nel dire che la fonte ultima della corruzione nazista è nel suo ateismo, un’affermazione che non pone in discussione le indubbie virtù personali di molti atei di oggi. Come cittadino britannico vorrei ringraziarlo per aver riconosciuto la parte avuta dal popolo di queste isole, allora in gran parte ancora cristiano, nello sconfiggere l’orrore pagano e nichilista del nazismo.

 

Il popolo inglese è ancora religioso come allora?

 

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