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Esteri

SCENARIO/ C’era una volta l’islam moderato: e Al Qaeda si prende la Somalia

Un gruppo di uomini di al Shabaab (Ansa) Un gruppo di uomini di al Shabaab (Ansa)

Fra il 2008 e la prima metà del 2010 al Shabaab ha trucidato una trentina di cristiani somali colpevoli di aver abbandonato l’islam per abbracciare il cristianesimo: uomini e donne fra gli 11 e i 70 anni.

 

I musulmani hanno invece subìto amputazioni delle membra o lapidazioni per reati previsti dalla sharia, e altre vessazioni tipiche di al Shabaab: divieto di guardare in tv le partite del Mondiale di calcio, film in videocassetta e tutte le trasmissioni tranne i notiziari di Al Jazeera, di trasmettere per radio musica che non sia sacra, di portare i capelli secondo fogge occidentali, di indossare reggiseni (le donne che contravvengono sono frustate), di insegnare inglese e scienze nelle scuole, di vagare per strada negli orari di preghiera, di festeggiare la nascita di Maometto e di pregare presso le tombe dei monaci sufi, atti considerati idolatrici.

 

Al riguardo al Shabaab ha creato un dipartimento anti-idolatria il cui solo compito è demolire antiche tombe e santuari dedicati a sant’uomini musulmani venerati dalla popolazione: distruzioni su larga scala sono state compiute negli ultimi tre anni. È invece obbligatorio per le donne indossare il velo integrale e coprire braccia e piedi e chiudere i negozi durante le cinque preghiere quotidiane. Quanti derogano agli obblighi o ai divieti elencati vengono puniti con l’arresto o la fustigazione in pubblico.


Contrariamente alle previsioni degli analisti, al Shabaab non ha perso terreno nel 2010, anzi si è dimostrata capace di colpire Mogadiscio e di ridurre ulteriormente la frazione di territorio sotto il controllo del governo di transizione riconosciuto a livello internazionale e delle truppe della missione di stabilizzazione africana Amisom, formate da seimila ugandesi e burundesi. Soldi, armi, addestramento e combattenti di al Qaeda arrivati dopo il “gemellaggio” di febbraio stanno facendo la differenza.

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