Esteri
lunedì 10 gennaio 2011
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La sua latitanza dura da 20 anni. Su di lui grava una sentenza di condanna all’ergastolo passata in giudicato per l’omicidio, negli anni di piombo (quando era un esponente dei Pac - Proletari Armati per il Comunismo) di quattro persone. Eppure la Francia, dove ha vissuto per anni, solo nel 2004 si è decisa a concederne l’estradizione. Anche allora, tuttavia, l’Italia non è riuscita a ottenere giustizia. L’ultimo atto di Luiz Inácio da Silva da presidente del Brasile, dove Battisti è fuggito - ottenendovi lo status di rifugiato politico - è stato il rifiuto, il 31 dicembre, di consegnarlo al nostro paese. In Italia, nel frattempo, tra polemiche e indignazioni, ministri e diplomatici si interrogano sul da farsi, e su come riportarlo nelle nostre carceri senza guastare i rapporti con il Brasile. Il sussidiario ha chiesto a Gianni De Michelis di commentare la vicenda.
Perché è diventato cosi difficile assicurare Battisti alla giustizia italiana? La particolarità di questo caso è giuridica, storica o politica?
Credo che, anzitutto, la prima domanda da porre sia: “Come mai, visto che Battisti è in fuga da 20 anni, il caso esplode adesso? Di fatto è stato latitante per anni (anche se con diritto d’asilo) in Francia. Ma nessuno ha mai pensato di “far guerra” a Parigi.
Perché, allora, il caso riemerge adesso?
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