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G2/ Cina-Usa, prove di leadership ai danni dell’Europa

Pubblicazione:lunedì 17 gennaio 2011

Barack Obama insieme a Hu Jintao (Ansa) Barack Obama insieme a Hu Jintao (Ansa)

Il 19 gennaio il presidente cinese Hu Jintao sarà a Washington per incontrare Barack Obama. Sono molti i punti in agenda, a cominciare dalle politiche monetarie di Pechino e Washington, senza rinunciare alla stabilità del quadro economico nazionale ma senza compromettere l’equilibrio globale. «La Cina - afferma Francesco Sisci, editorialista del Sole 24 Ore - è interessata a salvare e sostenere l’area dell’euro, e ad incoraggiare pure l’unificazione europea, che funzionerebbe da contrappeso anche politico per gli Usa, ma non a cambiare radicalmente il registro attuale politico ed economico minando il dollaro». A Washington è in gioco il riequilibrio strategico tra le due potenze, dopo i parziali e non del tutto felici esiti degli incontri precedenti.

È imminente il vertice a Washington tra Obama e Hu Jintao. Qual è la sua importanza nel quadro dell’evoluzione dei rapporti bilaterali?

Si tratta di rimettere in piedi il rapporto Usa-Cina che è quasi deragliato nel 2010 dopo il successo solo parziale del vertice Hu-Obama a Pechino nel novembre 2009 e il fallimento della riunione di Copenhagen sull’ambiente. L’importanza di questo rapporto è cruciale per tutti e soprattutto in questo frangente per la ripresa economica mondiale. L’America è la maggiore economia del mondo e la Cina è quella che da sola ha contribuito di più alla crescita globale: nel 2009 e 2010 ha prodotto circa il 50 per cento della crescita economica mondiale. Senza un accordo stretto tra i due paesi l’economia del mondo può andare a pallino, senza contare il rischio di medio e lungo termine di una rotta di collisione tra la maggiore potenza attuale, gli Usa, e la maggiore emergente, la Cina.

Che cosa si attende l’amministrazione cinese da questo vertice e che cosa punta ad ottenere?

La Cina ha ben chiaro l’importanza di un rapporto speciale con gli Usa, è una questione pratica ma anche ideale. Gli Usa oggi hanno il quasi monopolio delle maggiori tecnologie che servono a innovare l’industria cinese. Senza di esse la Cina rischia di trovarsi alle prese con un grave “collo di bottiglia” nella crescita nei prossimi anni. Uno degli aspetti più concreti riguarda l’ambiente: Pechino ha bisogno di tecnologie per migliorare l’efficienza energetica, cioè deve diminuire l’inquinamento senza diminuire la crescita. Queste tecnologie vengono in pratica tutte dagli Usa o da una luce verde americana.


Ha parlato anche di un aspetto «ideale»: cosa intende?
 


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