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G2/ Cina-Usa, prove di leadership ai danni dell’Europa

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Barack Obama insieme a Hu Jintao (Ansa)  Barack Obama insieme a Hu Jintao (Ansa)

La Cina non è convinta di cambiare l’ordine basato sul dollaro. Esso le ha permesso di crescere bene e in fretta negli ultimi trent’anni: perché dovrebbe cambiarlo, cercando un ordine diverso che presenta molti rischi e incertezze, e di sicuro comporterebbe per Pechino maggiori responsabilità e costi più elevati? D’altro canto nel lungo termine la centralità assoluta del dollaro pare non sostenibile, la fragilità dell’euro attuale mette a rischio l’Europa, che nel complesso è la maggiore potenza economica mondiale. Un crollo dell’area dell’euro significa un crollo economico mondiale. La Cina è quindi interessata a salvare e sostenere l’area dell’euro, e ad incoraggiare pure l’unificazione europea, che funzionerebbe da contrappeso anche politico per gli Usa, ma non a cambiare radicalmente il registro attuale politico ed economico minando il dollaro. È quindi un piano delicato e di lungo termine in cui, e Pechino lo sa bene, ci sono anche altri protagonisti presenti, la Russia o il Giappone, o altri in crescita come India, Brasile, Sudafrica ma anche Arabia Saudita, che con le sue enormi riserve di petrodollari ha un peso enorme.

L’equilibrio geopolitico nell’area estremo orientale è stato messo in pericolo dalla recente iniziativa militare della Nord Corea. La Cina è riconosciuta come interlocutore più autorevole di Pyongyang: come intende giocare questo suo ruolo?

La questione coreana dovrebbe essere uno dei “doni” che Hu porterebbe a Obama. Qui è tutto molto complesso, come abbiamo visto più volte, ma nei giorni scorsi la stampa cinese ha rilevato che la stampa americana riconosce come l’atteggiamento duro del Sud abbia contribuito a esasperare le tensioni con il Nord. In qualche modo Pechino dice che c’è una crescente concordanza tra Usa e Cina sulla questione coreana e che parte delle difficoltà politiche di trovare un accordo con Pyongyang è anche dovuto alla disarmonia tra Washington e Seoul: quando a Seoul c’era un presidente “colomba” Kim Dae Jung, a Washington c’era un presidente “falco” Bush, ora è il contrario con Lee Myung-Bak e Barack Obama. D’altro canto la Cina non può fare troppa pressione su Pyongyang, perché altrimenti il Nord crolla e nessuno ha voglia di raccoglierne i cocci. Il fatto che il Nord Corea recentemente non abbai reagito alle manovre del Sud potrebbe essere un segno di speranza.
 



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