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Esteri

TUNISIA/ Ecco come l’Italia può aiutare una "rivoluzione" moderata

Con la fine in Tunisia del regine autoritario di Ben Alì, l’Italia deve ora domandarsi cosa può fare per favorire la transizione in un paese povero ma strategico . Il commento di ROBI RONZA

L'incendio di un supermarket a TunisiL'incendio di un supermarket a Tunisi

La resistenza di uomini della polizia e dei servizi segreti legati all’ex-presidente Ben Alì - che, asserragliati nel palazzo presidenziale di Cartagine, hanno risposto ieri con il fuoco a reparti dell’esercito in procinto di farvi irruzione - inducono a temere che la transizione dal regime semi-dittatoriale del presidente Ben Alì a qualcos’altro, ancora difficile da prevedere, non sarà così fluida e indolore come era stata quella con cui lo stesso Ben Alì aveva posto termine nel 1987 a trent’anni di governo del suo predecessore Habib Bourghiba. Nondimeno ci sono vari motivi per sperare che la transizione ciononostante potrà non essere catastrofica: tra questi innanzitutto il fatto che l’esercito non si sia schierato in difesa di Ben Alì ma anzi, rifiutandosi nei giorni scorsi di sparare sulle folle di manifestanti, abbia dato un contributo determinante alla sua caduta. È ovvio che la fine di un regime autoritario pluridecennale lascia sempre dietro di sé il difficile problema della smobilitazione della sua polizia, delle sue agenzie di spionaggio interno, insomma dei suoi “fedelissimi”. C’è da augurarsi che in Tunisia il problema venga risolto con rigore ma anche con realismo; e non nel modo maldestro con cui si pretese di risolverlo nell’Iraq del dopo Saddam Hussein con le note disastrose conseguenze.

Dal 1956, anno in cui divenne indipendente dalla Francia, la Tunisia è stata governata da due uomini soltanto, appunto Bourghiba e Ben Alì: un primato di stabilità che ha delle evidenti ombre ma anche delle luci che sarebbe poco saggio sottovalutare. Tra queste ultime va innanzitutto ricordato che, grazie a una politica fatta non solo di repressione ma più ancora di scelte positive, la Tunisia di Boughiba e di Ben Alì è rimasta sin qui immune dal fondamentalismo islamista. E senza per questo dover passare attraverso fasi di repressione violenta di massa né tanto meno di guerra civile sanguinaria come quella che travagliò per anni la vicina Algeria.
 


COMMENTI
17/01/2011 - Tunisia, difficile transizione (Gianni Pettinari)

Sono un dirigente di un'azienda privata che ha investito molto nel Paese Tunisia e che crede si possa continuare a farlo. Credo che come Italiani possiamo aiutare la "rivoluzione moderata" innanzi tutto favorendo la diffusione anche in questo paese della cultura del dialogo e della legalita'. "Culture" sotto molti aspetti in netto calo nel nostro stesso Paese ma fondamentali per il progresso come per la transizione che auguriamo ai nostri vicini Tunisini. Insieme alla diffusione culturale servono finanziamenti e infrastrutture. Solo due esempi concreti : non e' possibile che l'installazione di una nuova fabbrica, l'investimento in innovazione, nuove tecniche produttive.... sia tutto sulle spalle della singola impresa privata. Secondo, non e' possibile che se si dobbiamo andare da Bari a Tunisi dobbiamo volare da Bari a Malpensa e poi da Malpensa a Tunisi. Aiutare una "transizione moderata" vuol dire anche favorire il superamento di queste difficolta' che le aziende incontrano tutti i giorni. Grazie per l'attenzione, saluti