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LA STORIA/ Tzidkiahu, l’ex soldato che porta gli israeliani in gita in Palestina

Bambina palestinese nella Striscia di Gaza Bambina palestinese nella Striscia di Gaza

I problemi maggiori sono al checkpoint, per tutte le ore che rimaniamo lì ad aspettare, ma adesso il sistema sta migliorando. In Palestina abbiamo molto successo invece, tantissimi ci incoraggiano. Abbiamo molta più richiesta di quanto possiamo offrire. Non pretendiamo di sovvertire il sistema e risolevere i problemi del Paese. La soluzione del conflitto è politica ma il problema principale è che le persone non si incontrano mai. Nessuno sa della situazione dell’altro. Noi abbiamo cominciato a creare un movimento popolare in cui le persone stanno cominciando a conoscersi.  Si conoscono e vedono che anche dall’altra parte del muro ci sono brave persone. Che poi è la cosa più normale del mondo.

C’è qualche storia in particolare che ti ha colpito?

C’è un gruppo di Israeliani molto particolare, tutta gente che durante la guerra ha perso gambe o braccia. Spesso vengono con la loro carrozzina a visitare Betlemme o Gerico. Non finiranno mai di stupirmi due persone in particolare, due palestinesi, che sono stati prima gambizzati e poi arrestati dagli israeliani nel 1996. Uno guidava l’ambulanza e l’altro era ufficiale di polizia. Un giorno si sono ritrovate assieme sul pullman, sono diventati amici e ora lavorano assieme per la pace.
Se ci pensate, anche io che ero un soldato,  ho preso parte al conflitto e anche oggi amo lo stato d’Israele, ma le cose devono cambiare.

Spegniamo il registratore. Eran è di fretta, sta per andare a Tel Aviv a una manifestazione per la pace. Ma prima di mettersi il casco e salire sulla sua Vespa si volta verso di noi e ci dice: “A volte mi chiedono se ho paura ad andare dall’altra parte del muro, io gli rispondo che mi farebbe più paura il non andarci, perché se le persone non si conoscono, non si incontrano, questo paese non conoscerà mai la pace”.

(Andrea Avveduto e Francesco Moramarco)

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