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MILITARE UCCISO/ Perchè rimanere ancora in Afghanistan?

All’indomani dell’uccisione del caporalmaggiore Luca Sanna, la 36esima vittima italiana dall’inizio dell’occupazione afghana, MARCO LOMBARDI spiega il senso della nostra permanenza in Afghanistan.

Foto Ansa Foto Ansa

Il Caporalmaggiore Luca Sanna stava presidiando, assieme ad altri soldati italiani, l’avamposto di Hilander, situato nella cintura di sicurezza attorno alla base militare di Bala Murghab, 200 km a nord di Herat. Un uomo con la divisa dell’esercito Afghano gli si è avvicinato sorridendo, ha finto che il fucile gli si fosse inceppato e - una volta a tiro – lo ha vigliaccamente freddato; poi, prima di fuggire, facendo perdere le proprie tracce, ha ferito alla spalla un altro militare italiano. “Fuoco amico”, si era pensato inizialmente. Poi, la smentita. Si è trattato di un terrorista, probabilmente, mascherato da militare alleato. E così, con la vittima di ieri - una giovane di 33 anni di Oristano -, sale a 36 il numero dei nostri soldati morti nel Paese dal 2004. A questo punto, ha ancora senso rimanervi? E in cosa consiste, allo stato delle cose, la nostra missione? Lo abbiamo chiesto a Marco Lombardi.  

 

Ancora una perdita per l’Italia. Si poteva evitare?

 

In queste zone di periferia siamo costantemente sotto attacco. E i terroristi hanno cambiato strategia, rispolverandone una delle tante a loro conosciute. Eravamo abituati agli Ied, gli ordigni esplosivi improvvisati, e sapevamo che spesso era inevitabile imbattersi in essi. Al contempo non era evitabile né prevedibile l’attacco da parte di una persona che si pensava amica.

 

Nel quadro dello schieramento della forza multinazionale, qual è l’importanza strategica della zona affidata all’Italia?

 

 


COMMENTI
19/01/2011 - Grazie a Dio ci sono anche per me. (claudia mazzola)

Venire via perchè ti uccidono? Che soldato saresti? Non fanno quel mestiere per la divisa, ce l'hanno dentro di essere fatti così. Dio benedica e conservi i nostri militari.