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MILITARE UCCISO/ Perchè rimanere ancora in Afghanistan?

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Assolutamente sì. La ragione del mio prossimo viaggio nel Paese, consisterà nel capire come rendere gli afghani più interessati al benessere, come inoculare in loro il “virus” del benessere. Se riusciamo a “contagiarli”, questo si diffonderà, rendendo possibile cambiare lo stato delle cose.

 

Cosa intende?

 

Quanto costruiamo le scuole, forniamo loro anche i maestri, assieme agli ospedali i dottori, gli infermieri o le ambulanze. Fondamentalmente gli facciamo vedere che è possibile vivere senza paura. In sostanza, i militari forniscono la sicurezza. Chi come me lavora nel campo educativo ed è impegnato nel Paese, ad esempio, lavora con i militari per dare, insieme alla sicurezza il “software” rispetto alla opere che i soldati costruiscono. Queste elementi, a  Herat e Kabul, ormai, ci sono. Sono città sicure. La vita ha ripreso a scorrere, anche se episodi terroristici sono sempre possibili. Dobbiamo riuscire a realizzare quanto fatto nelle grandi città anche nei piccoli villaggi.

 

Il nostro contingente è adeguatamente attrezzato?

 

Lo è sia militarmente che dal punto di vista delle competenze. Sotto lo stretto profilo della security i nostri militari sono dei grandi professionisti. Hanno tutti, mediamente, 30-35 anni, alcuni 40 compiuti. Non incontrerà mai il 18enne americano. A questo si associa una preparazione straordinaria delle nostre truppe speciali.

 

Alla luce della morte del soldato italiano, qual è il senso della nostra presenza in Afghanistan?

 


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COMMENTI
19/01/2011 - Grazie a Dio ci sono anche per me. (claudia mazzola)

Venire via perchè ti uccidono? Che soldato saresti? Non fanno quel mestiere per la divisa, ce l'hanno dentro di essere fatti così. Dio benedica e conservi i nostri militari.