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J’ACCUSE/ John Waters: il grande bluff delle banche che condanna la mia Irlanda

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Una società fondata sul credito è qualcosa di simile. Ora il vulcano ha eruttato per vendetta e dobbiamo correre per salvare le nostre vite. L’intero processo si è ribaltato e tutto il denaro prestato, più gli interessi, è stato risucchiato fuori dall’economia su ordine di quegli stessi prestigiatori che lo hanno creato. Quindi il collasso delle banche tende a essere un fenomeno che si autoalimenta nel tempo: la richiesta che le banche in sofferenza vengano sostenute dai contribuenti porta ad adottare misure di austerità, che a loro volta causano una contrazione economica, che produce disoccupazione e insolvenza dei mutui, che finiscono per aumentare le sofferenze degli istituti bancari. I governi buttano ancor più denaro per risolvere il problema, ma una volta che la vulnerabilità del sistema è stata smascherata è quasi impossibile ripristinarne la stabilità, che dipendeva, per definizione, da una finzione ormai non più credibile.

 

Il compito del denaro è ovviamente quello di facilitare gli scambi, di agevolare il passaggio dei prodotti dal produttore al consumatore. Il problema è che è diventato un feticcio che esiste per se stesso e che crea processi che permettono alla gente, semplicemente scommettendo sul lavoro di altri, di accumulare molto più denaro rispetto a quanto ne potrebbe guadagnare con il proprio diretto impegno. Ciò è facilitato dal principio dell’interesse, o usura, che consente al denaro di “guadagnare” denaro senza che nessun valore intrinseco venga aggiunto o creato.

 

Parlare della dimensione del debito delle democrazie occidentali in questo momento significa perdere quasi tutto il proprio pubblico, tranne una piccola minoranza con una buona conoscenza della matematica. Un recente sondaggio ha rivelato che quasi metà degli irlandesi pensano che ci vorranno da sei a dieci anni, con le attuali misure di austerità, perché l’economia possa riprendersi. È una valutazione decisamente ottimistica. La verità è che l’Irlanda non ha nessuna possibilità di liberarsi dei suoi debiti, perché il suo indebitamento ha poco fondamento nel reale e si può prevedere che continui a crescere fino a che l’attuale sistema rimarrà in vigore.

 

Nel frattempo, il Paese è tenuto in ostaggio. Dimenticate il concetto eufemistico di “salvataggio”. Quanto è stato ultimamente imposto all’Irlanda rappresenta un salvataggio solo per le banche internazionali che hanno prestato irresponsabilmente denaro alle banche irlandesi, portando alle stelle i prezzi degli immobili in Irlanda. Gli irlandesi sono stati sequestrati e gli è stato detto che, se non continueranno a pagare, accadrà qualcosa di brutto. Ma qualcosa di brutto sta già accadendo e continuerà almeno per tutta la vita dei nostri nipoti. Sulla nostra democrazia grava un’ipoteca, termine da intendersi nel suo significato etimologico di “sottoposto”: il nostro governo agisce in amministrazione controllata per conto del sistema bancario.


COMMENTI
24/01/2011 - Semplici e Vere (Antonio Servadio)

Un Waters memorabile per la casta semplicità con cui riporta l'attenzione al fondo dei problemi dell'economia moderna. Compito della politica è occuparsi primariamente di questi temi, quelli di fondo. Invece, per decenni, questi argomenti sono rimasti del tutto "fuori discussione", e a tutti i livelli. Poco per volta qualcuno li riapre. Dunque ben venga la crisi, se può servire a riportarci a considerare le domande di fondo, unica opportunità per allontanare i punti di non ritorno: la "guerra" ben citata dall'altro lettore. Assieme al testo odierno di Sbaraini ("Dalla strada, un'ipotesi di welfare") ecco due fresche brezze di verità per riaccendere Desiderio e Speranza.

 
21/01/2011 - Once upon a time (Francesco Giuseppe Pianori)

Una volta questo problema era facilmente risolto con una guerra. Questo è forse il motivo per cui la Cina sta accumulando armi e rinforzando il suo sistema bellico? Meno gente sulla terra, più "beni" per i restanti. Penso alla mia famiglia d'origine: babbo, mamma e cinque figli o a quella del mio amico più caro: babbo, mamma e nove figli. Entrambe cristiane, dove gli interessi di ciascuno erano ben bilanciati e creativamente sostenuti, senza rendite parassitarie. In breve: l'egoismo impoverisce, la solidarietà arricchisce.