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LETTERA DA MOSCA/ Chi salverà ora la "mia" Russia, gigante depresso senza più domande?

L’attentato all’aeroporto di Mosca, spiega GIOVANNA PARRAVICINI, porta a galla un malessere che cova da tempo nella società russa

Fiori deposti all'aerporto di Mosca (Foto Ansa) Fiori deposti all'aerporto di Mosca (Foto Ansa)

Mosca, il giorno dopo. Un pallido sole si fa strada tra i fiocchi di neve che scendono svogliati. La vita, che per qualche ora era rimasta sospesa nella tensione, nell’orrore dell’impatto con le immagini dell’esplosione all’aeroporto di Domodedovo, comincia lentamente a riprendere. E la filosofia che si riscontra più comunemente - sui giornali come tra la gente con cui scambi quattro parole - è la rassegnazione. «Dobbiamo abituarci a vivere come in Israele, gomito a gomito con il terrorismo», ha scritto a botta calda il giornalista Michail Rostovskij. Non c’è sistema di sicurezza, controspionaggio che possa metterci al sicuro: sorvegliamo pure gli aeroporti, succederà in metrò, oppure in qualche ristorante, al cinema...

 

Lo scorso ottobre il direttore della Commissione d’inchiesta sul terrorismo, Aleksandr Bastrykin, ha fatto presente che nel 2010 il terrorismo è aumentato di due volte e mezzo rispetto all’anno precedente. Gli attentati terroristici nel Caucaso - secondo dati della Procura Generale - in quest’ultimo anno sono aumentati del 100%. Il capo del Ministero degli Interni ha recentemente riconosciuto che il livello del rischio-terrorismo in Russia resta alto.

 

I due tragici attentati - in marzo nella metropolitana e lunedì nel nuovo aeroporto-modello moscovita - sono un’eloquente conferma che la realtà è ben diversa da come ce la presentano le autorità statali. Anche oggi, come sempre in simili occasioni, lo Stato gonfia i muscoli, promette di far luce al più presto e implacabilmente sui responsabili, ha fissato un indennizzo di 3 milioni di rubli (circa 75.000 euro) per ogni vittima, ma nessuno ci fa gran conto. È un copione già noto.

 

Nonostante i controlli costanti, lo spiegamento di forze dell’ordine (ormai ogni moscovita ci ha fatto l’abitudine entrando in metro e nei luoghi pubblici), i crescenti finanziamenti nel settore della sicurezza, è una realtà in cui dominano corruzione, violenza, incertezza... Sì, la vera protagonista è l’incertezza. A tutti i livelli: i deputati si stracciano le vesti perché la legislazione sulla sicurezza dei trasporti non risponde agli standard moderni, i funzionari - responsabili dell’aeroporto, polizia, vigili urbani - si palleggiano la responsabilità dell’accaduto. Ma si va oltre: quest’incertezza sta diventando anche un carattere nazionale, popolare.