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MEDIO ORIENTE/ Ecco perché l’Italia può battere Al Qaeda nella partita del Nord Africa

Pubblicazione:giovedì 27 gennaio 2011

Gli scontri di ieri al Cairo (Ansa) Gli scontri di ieri al Cairo (Ansa)

A tutto questo si aggiunge il perdurare della crisi economica internazionale che ovviamente colpisce anche le economie della riva sud del Mediterraneo, e ben più duramente che in paesi ad alto reddito come il nostro.

I primi bersagli non possono però che essere i regimi al potere, e al potere da molto, troppo tempo. Sia chiaro: per quante giustificate critiche si possano fare a tali regimi non è affatto garantito che la loro repentina caduta apra a un roseo futuro. Non è il caso dell’Italia o della Germania del 1945. Non sono paesi dove un’esperienza democratica, a suo tempo brutalmente troncata da una dittatura, è pronta a risorgere dalle sue ceneri. Qui il rischio di cadere dalla padella di una dittatura comunque abbastanza laica alla brace dell’islamismo non è remoto. Teniamone conto.

Stando così le cose che fare? La prima risposta possibile ci concerne da vicino poiché riguarda il nostro Paese. L’Italia è il più mediterraneo dei membri del G8. Deve certo fare non da sola ma insieme all’intera Unione europea e al grande alleato d’Oltreatlantico. Occorre però che si attrezzi per essere in grado di assumere,ogni volta che sia opportuno, quel ruolo di antesignano nel processo di sviluppo condiviso della regione mediterranea che per vari motivi nessun altro può svolgere, o perché troppo forte o perché troppo debole.
 



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