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LONDRA/ Studenti pianificano su Facebook l’omicidio con la spada Samurai

Pubblicazione:domenica 30 gennaio 2011

La spada samurai La spada samurai

 

 

GRUPPO PIU’ NUMEROSO - Il giorno dell’omicidio, entrambe le bande sono arrivate alla Victoria station a distanza di alcuni minuti l’una dall’altra con autobus provenienti da due diversi percorsi. Gli studenti del St Charles college sono arrivati con la linea 52 alle 17.14, mentre Sofyen e i suoi amici sono scesi dall’autobus 148 due minuti prima. Mentre la stazione si riempiva di gente, la banda degli imputati si è messa a inseguire l’altro gruppo attraverso la stazione. «Erano nettamente meno numerosi – ha sottolineato il procuratore Heywood -. Inoltre erano disarmati e avevano decisamente sottostimato quel che avrebbero incontrato alla Victoria station quel pomeriggio. Non si aspettavano quel tipo di armi e quasi certamente non si immaginavano quel livello di ferocia».
 

NOVE COLTELLATE - Riferendosi quindi alla vittima, il procuratore Heywood ha osservato: «Sofyen è stato inseguito attraverso Terminus Place, l’area di fronte alla stazione, da questi sette imputati e da una dozzina di altre persone. E’ stato acciuffato in cima alle scale e attaccato prima che rotolasse dalla rampa di scale fino al pavimento della biglietteria. E senza che nessuno lo soccorresse, vi è rimasto per l’intera durata del breve e feroce attacco che è seguito». Dall’autopsia è emerso che Sofyen ha riportato 20 ferite, di cui nove provocate da pugnalate al polmone destro, alle costole, a una gamba e al cuore. Heywood ha aggiunto che la brutalità della banda proveniva dal fatto che erano convinti di essere al sicuro perché in tanti. «Nessuno di loro si sentiva da solo o vulnerabile, né poteva essere sfidato o sopraffatto. E questo riteniamo che abbia fornito loro maggiore risolutezza e forza. Questo spiega perché insieme hanno fatto una cosa così terribile, che nessuno di loro ora ammetterà nemmeno in minima parte. Motivando il fatto che per un banale affronto siano arrivati a compiere una vendetta agghiacciante».
 

(Pietro Vernizzi)



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