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Esteri

DIARIO DAL CAIRO/ Tarek: qui la gente vive nel panico tra ronde anti-sciacallaggio e scorte nei mercati

Le proteste in una piazza del Cairo (Ansa)Le proteste in una piazza del Cairo (Ansa)

Uffici pubblici, aziende private, bar ed esercizi pubblici sono tutti chiusi. Anche la banca centrale ha chiesto a tutti gli istituti di credito di sospendere le attività per qualche giorno (di solito in Egitto il weekend dura dal venerdì al sabato, mentre la domenica è un giorno lavorativo, ndr). I pochi negozi che hanno alzato le saracinesche restano aperti solo fino alle 13,30. Domenica ho girato un po’ la città, sono andato verso la zona di Zamalek, quella più residenziale: si vedono i militari per strada con blindati e carri armati, a presidio del ministero degli Esteri e degli Interni e del Museo egizio. Per il resto si vedono tanti giovani con in mano machete, mazze e spranghe di legno, che fermano le macchine, guardano all’interno per capire se è gente conosciuta o meno, fanno un po’ di domande, soprattutto dopo il coprifuoco.

 

Anche una volta tornato a casa, affacciandomi dal balcone, vedo solo due portinai, uno armato di un bastone e uno di una specie di coltellaccio. Probabilmente sono misure esagerate, ma il riflesso della paura si fa sentire eccome. Domenica sera sono andato sull’isola in mezzo al Nilo, a casa di due mie amiche che mi avevano chiesto se potevo stare con loro perché si sentivano continuamente degli spari e avevano paura. In strada non c’era assolutamente nessuno, e faceva impressione perché di solito è una delle strade dove il traffico è più caotico e intenso a tutte le ore del giorno e della notte. A un certo punto oggi sono passati due o tre caccia che volavano molto bassi. Sulla tv egiziana continuano a essere trasmessi appelli alla calma e al rispetto del coprifuoco.