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Esteri

DIARIO DAL CAIRO/ Tarek: qui la gente vive nel panico tra ronde anti-sciacallaggio e scorte nei mercati

Le proteste in una piazza del Cairo (Ansa)Le proteste in una piazza del Cairo (Ansa)

Nel corso delle interviste si continua a promettere che, se i manifestanti rientreranno nelle loro case, la corruzione sarà sconfitta e le cose cambieranno. Alle immagini delle proteste, e soprattutto alla repressione della polizia, è dato molto poco spazio. Insistendo piuttosto sul rischio delle devastazioni, sui bancomat distrutti, sui militari davanti ai ministeri. Solo Al Jazeera dava voce a chi chiedeva a Mubarak di andarsene e per questo è stata oscurata. Nel frattempo il governo ha cambiato strategia, facendo subentrare l’esercito alla polizia. Ci si è resi conto che la presenza della polizia non faceva altro che agitare la folla. Venerdì si era fatto di tutto per non fare arrivare i manifestanti in piazza Tahrir, per non dare l’idea della dimensione della protesta al Cairo. Cercando di fare sì che i manifestanti si spezzettassero in tante piccole aree del centro.

 

Da quando invece l’esercito ha preso in mano la situazione, è stato consentito ai contestatori di confluire nella piazza principale. Nell’immagine popolare inoltre la polizia è gente corrotta che prende le mazzette, mentre i militari sono considerati al di sopra di questi vizi. Ma c’è stato un fraintendimento: quando venerdì sera in Italia avete visto le immagini del popolo che festeggiava con i militari, è perché pensavano che l’esercito facesse il colpo di Stato ribellandosi a Mubarak. In realtà non è stato così. La sensazione che si ha qui in Egitto però è che probabilmente le manifestazioni di protesta continueranno fino a quando il presidente dirà chiaramente se intende o no dimettersi, o quantomeno se ci sarà una svolta molto forte. Senza un passo indietro deciso di Mubarak, si ritornerà agli scontri molto duri di due giorni fa.

 

(Tarek Yehya)

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