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BATTISTI/ Riuscirà il "metodo Berlusconi" a far cambiare idea al Brasile?

Pubblicazione:mercoledì 5 gennaio 2011

Cesare Battisti arrestato in Brasile nel 2007 (Ansa) Cesare Battisti arrestato in Brasile nel 2007 (Ansa)

Sparì poi subito dalla circolazione fino a quando nel 2007 venne rintracciato dai Carabinieri italiani a Copacabana e poi arrestato dalla polizia brasiliana. Seguì una richiesta di estradizione da parte del nostro governo, poi una decisione a ciò favorevole della Corte suprema del Brasile e infine la scelta di Lula di ignorare la pronuncia della Corte e prestare invece ascolto all’appello a favore di Battisti firmato dal premio Nobel per la letteratura Gabriel García Marquez e da circa 500 intellettuali e esponenti di organizzazioni non governative brasiliane.

Mi è parso utile ripercorrere qui la vicenda in dettaglio poiché aiuta a capire di quante, quali e quanto diverse protezioni abbia fruito e fruisca questo personaggio. Non c’è bisogno di sapere con esattezza da dove gli vengano. Per parte mia non lo so, non penso che mi sarebbe facile saperlo, né in fondo credo che ne valga la pena. Un così intricato e oscuro nodo di Gordio, denso di giudizi equivoci e certamente di complicità inconfessabili, non si può snodare. Si può invece cercare di tagliarlo con una forte mobilitazione della parte più responsabile e meno compromessa dell’opinione pubblica internazionale.

È evidentemente ciò che adesso prova innanzitutto a fare Berlusconi, portando alla ribalta i parenti delle vittime di Cesare Battisti e in particolare il figlio dell’orefice Torregiani che, ferito durante la rapina in cui suo padre restò ucciso, vive in carrozzina da allora, ossia da quando aveva quindici anni. Questo è un lodevole fatto nuovo: sin qui i parenti delle vittime dei terroristi “rossi” venivano tenuti nell’ombra secondo una prassi perversa e assai sospetta cui la stampa e la Tv italiane si sono orientate sin dagli “anni di piombo”. Speriamo che tutto ciò aiuti ad aprire gli occhi di molti sia di qua che di là dell’Atlantico. A poco invece servirebbero boicottaggi e sanzioni commerciali in primo luogo perché in realtà sono impraticabili e comunque controproducenti, e in secondo luogo perché in un caso di genere l’appello alle coscienze della gente comune può fare di più, per quanto possibile, di quello alle coscienze dei potenti.


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