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CRISTIANI UCCISI/ Wael Farouq, musulmano: la Chiesa è parte del nostro popolo

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Cristiani copti in preghiera (ansa)  Cristiani copti in preghiera (ansa)

«Il maggior responsabile di quanto successo ad Alessandria e di quanto sta succedendo in Egitto è il governo egiziano. I cristiani sono scesi per strada a urlare la loro rabbia contro il governo, non contro gli islamici. I cristiani sono arrabbiati perché il governo, la burocrazia del governo egiziano, non li protegge; perché le loro richieste non vengono accettate. Non c’è rabbia verso gli islamici da parte dei cristiani».

Non ritiene dunque che ci sia una sorta di strategia internazionale per attaccare i cristiani che vivono nei paesi a maggioranza islamica?

«Io non posso parlare di quanto accade in altri paesi, posso parlare solo di quanto succede in Egitto. Quello che io posso dire, e confermo ogni parola di quanto dico, è che la maggioranza dei musulmani egiziani non sanno neanche immaginare un Egitto senza i cristiani. Se andate a guardare su Internet, ad esempio su Facebook, vedrete che esiste un movimento con migliaia di aderenti musulmani che dichiarano la loro solidarietà e il loro affetto nei confronti dei cristiani. Questi musulmani hanno dichiarato di essere pronti a difendere con i loro corpi le chiese cristiane in Egitto».

Come si spiega allora quanto è accaduto?

«È vero che c’è una contraddizione in atto oggi in Egitto, una contraddizione che è venuta a formarsi negli ultimi anni. Tale contraddizione si è potuta manifestare nelle sue conseguenze più negative grazie al governo: è stato il governo che ha permesso ai fanatici di avvelenare la società con le loro idee estremiste. I martiri che ci sono stati ad Alessandria d’Egitto, e li chiamo proprio così, martiri della fede, non sono stati uccisi da attacchi suicidi. Sono stati uccisi dalle parole di questi fanatici, che allo stesso modo in cui attaccano i cristiani intendono attaccare i liberali moderati musulmani. Anche noi liberali moderati abbiamo la nostra responsabilità, anche noi abbiamo permesso a questi fanatici di andare in televisione, avvelenando le idee della gente».

Ma qual è esattamente la «contraddizione» di cui parla?

 



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COMMENTI
09/01/2011 - Piccoli ponti (Giuseppe Crippa)

Quanto dice Wael Farouq: «Mentre si scontrano due comunità, le singole persone continuano a vivere in unità e fratellanza…. » mi provoca ad adottare comportamenti conseguenti nel mio piccolo: ho un collega egiziano – musulmano praticante – col quale sono in relazione epistolare: gli scriverò per condividere qualche riflessione su quanto è successo. Anche il portinaio del palazzo dove abita mia figlia è egiziano e musulmano praticante: anche con lui cercherò di andare oltre al solito ”Buongiorno”… Devono sapere che quanto accaduto ad Alessandria d’Egitto ha ferito anche me, ma che possiamo vivere insieme.