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Esteri

CRISTIANI UCCISI/ Wael Farouq, musulmano: la Chiesa è parte del nostro popolo

Cristiani copti in preghiera (ansa)Cristiani copti in preghiera (ansa)

«Il fatto che lo scontro fra le religioni in Egitto ha in realtà due facce. Mentre si scontrano due comunità, le singole persone continuano a vivere in unità e fratellanza. In breve: la relazione fra comunità è cattiva, la relazione fra i singoli è buona. Ma è questo che eviterà all’Egitto di diventare un altro Libano o un altro Iraq: la presenza di migliaia di musulmani pronti a difendere i cristiani dagli attacchi terroristici. È  quello che abbiamo potuto vedere al Meeting del Cairo: cristiani e musulmani hanno lavorato uniti per creare qualcosa in amore e amicizia, per creare uno spazio di dialogo fra loro».

A proposito di Meeting del Cairo: che sfide ha posto alla società egiziana?

«Il Meeting del Cairo è stato un grande evento di speranza che rappresenta un’assoluta novità in Egitto. Una cosa come il Meeting è ciò che oggi ci dà speranza. Grazie ad esso è stato dimostrato che creare uno spazio libero di incontro è possibile. Non è più un’utopia, è una realtà. Questo è ciò che può liberarci dagli stereotipi di cui è infarcita la nostra società, dall’ignoranza che alimenta il fanatismo. Un momento di eccezionale importanza è quello che ci è stato testimoniato con la presenza al Meeting di Abdel Fattah Hasan, membro dei Fratelli Musulmani, il quale proprio in questi giorni ha dichiarato in una intervista di essere pronto ad andare di persona a difendere le chiese cristiane in Egitto. Se un fatto come questo accade, è grazie al Meeting del Cairo. È la dimostrazione che si può lavorare e cambiare insieme».

Nel suo messaggio per la pace, Benedetto XVI ha detto: «La libertà religiosa, come ogni libertà, pur muovendo dalla sfera personale, si realizza nella relazione con gli altri. Una libertà senza relazione non è libertà compiuta». Cosa ne pensa, come musulmano?

«Sottoscrivo tutto quello che ha detto il Santo Padre. Se non vivi nella libertà religiosa, non sei neanche in grado di vivere, non sei in presenza del vero te stesso, non sei attaccato alla realtà della tua natura. C’è un detto nella nostra tradizione islamica: Dio ha creato la gente diversa perché si possa incontrare. Differenti nei colori, nelle razze, nelle religioni. Ma Dio ci ha fatti così perché la differenza è il volto della conoscenza, e deve esserci un motivo nel fatto che gli opposti si incontrano. Io non potrei vivere allo stesso modo se non ci fossero i cristiani in Egitto: come musulmani siamo orgogliosi di loro, orgogliosi del ruolo della Chiesa nella storia del nostro paese».

(Paolo Vites)
 

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COMMENTI
09/01/2011 - Piccoli ponti (Giuseppe Crippa)

Quanto dice Wael Farouq: «Mentre si scontrano due comunità, le singole persone continuano a vivere in unità e fratellanza…. » mi provoca ad adottare comportamenti conseguenti nel mio piccolo: ho un collega egiziano – musulmano praticante – col quale sono in relazione epistolare: gli scriverò per condividere qualche riflessione su quanto è successo. Anche il portinaio del palazzo dove abita mia figlia è egiziano e musulmano praticante: anche con lui cercherò di andare oltre al solito ”Buongiorno”… Devono sapere che quanto accaduto ad Alessandria d’Egitto ha ferito anche me, ma che possiamo vivere insieme.