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IL CASO PUTIN/ Così Berlusconi e lo "zar" smascherano Scajola & Co.

Pubblicazione:lunedì 10 ottobre 2011

Vladimir Putin (Foto: ANSA) Vladimir Putin (Foto: ANSA)

Riguardo a Putin e a che cosa sia la democrazia nella Russia di oggi ho un piccolo ricordo personale. Nel 2005, trovandomi a San Pietroburgo e dovendo tornare in Italia, insieme ad altre centinaia di passeggeri restai bloccato per molte ore nell’aeroporto, che era stato misteriosamente chiuso al traffico causa imprecisate turbolenze meteorologiche in una splendida giornata di sole.
Cercando di saperne di più anche per ingannare il tempo, qualcuno infine mi filò la notizia che in effetti l’aeroporto era stato chiuso in previsione dell’arrivo da Mosca dell’aereo presidenziale con a bordo Putin. Tenuto conto del tempo di volo tra Mosca e San Pietroburgo e del numero di ore in cui l’aeroporto rimase chiuso, si poteva stimare che la chiusura fosse stata ordinata nemmeno alla partenza dell’aereo da Mosca ma addirittura non appena al Kremlino Putin, che continua ad avere una residenza della sua città natale, aveva detto alla sua segreteria: “Quasi, quasi oggi faccio una scappata a casa”.
Putin insomma non si spiega se non nel quadro della Russia con tutte le grandezze ma anche con tutto il peso millenario della tradizione bizantina col suo debordante ruolo del potere politico. Un debordante ruolo di cui i recenti settant’anni di potere sovietico sono stati in certo modo una tremenda malattia senile. Sia allora per la Russia, che per le sue responsabilità nel mondo in cui viviamo, ciò che soprattutto deve preoccupare non è tanto il lungo cammino che ancora la separa dal raggiungimento di una libertà civile e di una democrazia compiute quanto la strada sbagliata che sta sin qui percorrendo, quella che mira a una crescita quasi del tutto basata sulle esportazioni di materie prime: un modello che  per natura sua spinge verso una concentrazione della ricchezza e pertanto del potere.
Ciò detto possiamo anche fare due chiacchiere  sulla gita di Berlusconi in Russia per partecipare in forma privata alla festa di compleanno del suo amico Putin. Una gita con cui  il povero Berlusconi (c’è motivo di definirlo così, per paradossale che ciò possa essere) ha dato nuovo carburante alla mobilitazione ormai permanente di quella larga parte dei suoi avversari che suppliscono con palate di moralismo farisaico alla mancanza di un loro progetto politico alternativo minimamente credibile a quello pur troppo timido e traballante del suo governo.


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COMMENTI
10/10/2011 - Tirannia buona (Diego Perna)

Non sono d'accordo sulla questione della tirannia più buona dell'era Putin, Le ricordo che ai giornalisti che ne parlano male, sia dei potentati economici che del governo,che poi è lo stesso, succedono incidenti mortali e noi tutti abbiamo accettato, chissà perchè come tali. Ah forse per il gas, vedi Libia e realpolitik. Buona Giornata