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Esteri

NAVE ASSALTATA/ L’esperto: i pirati somali? Il governo apra ai servizi di sicurezza privati

Un’altra nave è stata attaccata dai pirati somali. Secondo CARLO BIFFANI controllare i mari è impossibile. Ma evitare le incursioni con team addestrati collocati su ciascuna nave sì.

Foto AnsaFoto Ansa

La Montecristo, una nave della compagnia italiana D'Alesio Group, che trasporta rottami ferrosi, è stata attaccata dai pirati al largo della Somalia. A bordo ci sono sette italiani. Dalle 6.45 di questa mattina, tutti i contati sono stati interrotti. «Controllare i mari è impossibile. E’ evidente, sono troppo vasti e, a meno di non potersi permettere di sostenere spese infinite, non è una via praticabile. Ma prevenire sequestri e incursioni non è impossibile», spiega, interpellato da ilSussidiario.net, Carlo Biffani, direttore generale di Security Consulting Group. La Farnesina, dal canto suo, segue la vicenda e fa sapere che ha attivato tutti i contatti necessari con le istituzioni coinvolte. Resta il fatto che, i passi compiuti, ad oggi, dal governo e dalle istituzioni italiane per impedire eventualità simili sono tutt’altro che sufficienti. Basti pensare ai 5 marinari italiani della Savina Caylyn in mano dall’8 febbraio scorso sempre ai pirati somali. «La marina militare, già da questo mese, metterà dei team a difesa delle navi private mercantili, in ottemperanza alla legge del 12 luglio relativa alle  Misure urgenti antipirateria. Ma questo, non sarà sufficiente», spiega Biffani. Il perché, è semplice: «la disponibilità di uomini è ridottissima. Non ci sono abbastanza militari per potere dare copertura adeguata a tutto il bisogno di tutela».

Quindi? «E’ necessario dar modo al segmento privato di poter operare nel pieno delle proprie disponibilità. Ma tale settore, al momento, è al palo. Devono essere ancora emanati i decreti attuativi e, nonostante le esigenze siano gravi, non si è fatto, dal punto di vista legislativo, praticamente ancor nulla». Non si riesce a dare agli armatori e al personale delle navi la sicurezza che meritano «per banali impedimenti e lentezze di carattere burocratico».  Ciò che, probabilmente, non è stato colto, è l’ampiezza del fenomeno. E il fatto che con questa gente non si scherza. «Si tratta, per lo più, di pescatori convertiti al banditismo da persone dedite a ben altri traffici. Tra questi, ad esempio, si sono i famosi signori della guerra». Il metodo di arruolamento, segue dinamiche molto semplici». Al pescatore che guadagna, per esempio, un dollaro al mese, se ne offrono cento al giorno per condurre le navi. I pirati hanno iniziato con i motoscafi, operando a dieci miglia dalla costa. Oggi, dopo che si sono strutturati e attrezzati, anche sul piano tecnologico, dopo che sono cresciuti e hanno realizzato le madri nave, sono in grado di attaccare in tutto l’Oceano indiano, anche a 1500 miglia di distanza».