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Esteri

STEVE JOBS/ “Unire i puntini” alla ricerca del proprio destino: una scommessa per tutti

Il discorso di Steve Jobs a Stanford, afferma MAURIZIO PIACENTINI, rilancia ciascuno di noi a sperare che l’“impossibile accada”, senza cadere nella rinuncia conformista

Steve Jobs (Foto Ansa)Steve Jobs (Foto Ansa)

La scomparsa di Steve Jobs ci priva di uno dei più innovativi e  anticonvenzionali uomini del nostro tempo. Colui che con le sue invenzioni ha cambiato il modo di milioni di noi nel comunicare, nel lavorare e nell’uso del tempo libero.
In particolare mi colpisce la sua filosofia di vita, così magistralmente enunciata nel famoso discorso di Stanford del 2005. Quello in cui parlava di unire i puntini (cioè che nella vita esiste un disegno), di amore per il nostro lavoro, e di seguire il cuore, alla ricerca del proprio destino.
Lo stare di fronte alla vita e alle cose con la fame, cioè con la curiosità del reale in tutti i suoi fattori, e con la follia, cioè (così lo capisco io) con la libertà di fronte ai pregiudizi, al pensare convenzionale e alla moda.
Di quel discorso mi colpisce l'umanità di un uomo che ha saputo imparare dalle proprie sconfitte, e dal dramma della malattia. Ognuno di noi, anche senza il suo genio innovativo e senza la straordinaria capacità di anticipare le tendenze e i bisogni, ha la possibilità e in qualche modo il dovere di giocarsi in una scommessa così.
Oggi è raro incontrare uomini con questa fame e questa follia, ma è quasi impossibile che esse permangano. Tutti ci dicono, nei film, nei serial televisivi ecc, che vivi meglio quando sei a contatto con i tuoi sentimenti, col cuore. Nessuno però ti dice come, la strada.
In più, che tutto ciò possa permanere è ancora più difficile, in un mondo in cui il potere di ogni colore congiura per farti dimenticare chi sei e cosa vuoi veramente, che riduce il desiderio, e quindi la grandezza, dell'uomo.
Ci vuole un imprevisto, un Altro al di fuori di noi a cui poter ancorare questa fame, cioè questo livello del desiderio. Nel mondo di oggi questo è quasi impossibile. Quasi.
A questo proposito mi viene in mente una bellissima poesia di Eugenio Montale

Prima del viaggio

.....E ora che ne sarà del mio viaggio?

Troppo accuratamente l’ho studiato

senza saperne nulla. Un imprevisto

è la sola speranza. Ma mi dicono

ch’è una stoltezza dirselo.

(Eugenio Montale, Satura, 1962-1970)

La vita, avventura  di fame e di follia, ha bisogno che l'impossibile accada.