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J'ACCUSE/ Sbai: la primavera araba "aiuta" il potere dell’Islam radicale

Pubblicazione:mercoledì 12 ottobre 2011

Scontri in Egitto (Foto Ansa) Scontri in Egitto (Foto Ansa)

In Libia la lezione algerina è stata ancor più evidente; se in Egitto i militari sono ormai il braccio armato della Fratellanza e l’accordo è più saldo che mai, in Libia l’estremismo ha rastrellato le coscienze della gente, preparando il terreno all’avanzata militare degli insorti, che fatalmente cammina ben più piano di quanto non si potesse pensare.
È un viaggio parallelo, in cui mente e corpo percorrono la stessa via senza guardarsi mai ma provando lo stesso sentimento: l’occupazione delle menti è ben più solida e duratura di quella militare, l’estremismo lo sa bene. Gheddafi, odioso nei modi e nelle sue deformazioni populistiche, conosceva a menadito questa realtà e se ne accorse, con buona probabilità, sotto la presidenza Carter, che tentò di dialogare con il cattivo, con l’estremismo, rimanendone ostaggio e causando uno sconquasso clamoroso in tutto il quadrante. Guarda caso come il suo successore lontano Barack Obama, che al Cairo aveva sostanzialmente legittimato l’universo radicalista, pensando di venire con esso a patti ma rimanendone anch’egli prigioniero. Un potere debole quello di Obama. L’amministrazione americana in tutto questo sfacelo che si chiama primavera araba ha una responsabilità.
L’estremismo, il caso del Marocco lo testimonia “a contrario”, mette radici laddove il governo e la politica sono deboli: Hassan II ha lo straordinario merito di aver saputo e voluto combattere il comunismo, che avrebbe aperto la strada al radicalismo islamico. Ne combatté uno e ne sconfisse due. Ma non sempre il mondo arabo ha saputo tenere a bada questi movimenti e le conseguenze le viviamo oggi. Chiudiamo con l’Egitto, laddove siamo partiti in questa riflessione; la Fratellanza, ormai forte del predominio sulle menti degli egiziani, spazzerà via tutto ciò che tenterà solo di frapporsi al suo potere assoluto. Grazie all’esercito, ieri fedele a Mubarak oggi saltato all’altra sponda del fiume. Il Cairo, Piazza Tahrir, i discorsi sulla libertà del popolo: tutto un ricordo tristemente sbiadito.



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