BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

EGITTO/ Il massacro dei cristiani svela il doppio gioco del governo

Foto: AnsaFoto: Ansa

Dietro la magnanimità iniziale del Consiglio Supremo delle Forze Armate si celava, in realtà, la volontà specifica dei vertici della Sicurezza di preservare un ruolo di controllo della burocrazia di Stato, tramite cui preservare il monopolio dei più importanti settori strategici dell’economia. Questa è, in realtà, caratteristica storicamente tipica delle classi militari, non solo in Egitto ma in tutti i regimi del mondo arabo: un mezzo attraverso cui il potere politico si è sempre assicurato una stabile lealtà da parte delle forze armate, scongiurando il pericolo di un colpo di Stato.  

L’affermarsi di attori politici alternativi, primi fra tutti i Fratelli Musulmani, e la progressiva frammentazione del sistema politico hanno però presto edulcorato la prospettiva del Consiglio Supremo di arrivare alle urne con una incontrastata macchina del potere. Al contrario, proprio la mancanza di trasparenza e la tenuta in vigore della legge d’emergenza, simbolo di notti nere del potere che nessuno vorrebbe più rivivere, hanno sfaldato negli ultimi mesi il consenso popolare verso i vertici ad interim.  

La violenza con cui l’esercito ha represso la manifestazione dei copti, ha, infine, inflitto un duro colpo alla credibilità delle autorità militari e potrebbe rivelarsi un boomerang contro il governo in carica. A nulla è servito scaricare le responsabilità, mentre da più parti negli ultimi due giorni le richieste di dimissioni sono piombate a raffica sui giornali indipendenti e sui blog. Martedì, infine, il Consiglio supremo ha messo in mostra tutta la sua nevrotica indecisione: il ministro delle Finanze e vice premier Hazem el-Bewlawi e successivamente il primo ministro Essam Sharaf hanno rimesso la loro domanda di dimissioni nelle mani del Consiglio Supremo delle Forze Armate.

Una catena di reazioni e smentite ha però poi reso incerta la caduta del governo. Sempre nel pomeriggio di martedì erano circolate addirittura voci della possibile nomina di Mohammed El-Baradei, ex numero uno dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), come nuovo capo del governo. Ma in serata, dopo un meeting straordinario delle autorità, il consiglio militare, presieduto da Mohammed Hoseyn Tantawi, ha dissolto ogni dubbio, annunciando il ritiro delle dimissioni da parte di el-Bewlawi mentre la mancata conferma delle dimissioni di Sharaf fa intendere che il governo per il momento resta in carica.