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EGITTO/ Il massacro dei cristiani svela il doppio gioco del governo

Pubblicazione:giovedì 13 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 13 ottobre 2011, 13.54

Foto: Ansa Foto: Ansa

La strage di 25 copti durante la manifestazione che domenica scorsa la comunità cristiana aveva indetto al Cairo per protestare contro la distruzione di una chiesa ad Assuan, ha rappresentato il momento di più alta tensione in Egitto dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011.

La dinamica degli eventi sembra avvolta nell’oscurità ed è forse destinata a rimanere tale: nei momenti di transizione, d’altra parte, attribuire responsabilità può apparire estremamente rischioso. La tv di Stato ha accusato i copti di essere giunti alla manifestazione dotati di armi e di aver inaugurato la violenza. Per parte sua la comunità cristiana afferma di essere stata attaccata già durante la marcia che conduceva al luogo prescelto per la manifestazione, il quartiere Maspero, sulle sponde del Nilo, a due passi da piazza Tahrir. Sulla degenerazione degli eventi c’è poi l’ombra dei salafiti, estremisti dell’Islam sunnita, che hanno probabilmente raggiunto il corteo per attaccare i copti, storicamente bersaglio delle loro manifestazioni di violenza e da molti ritenuti responsabili anche della bomba che la notte di Capodanno scorso è esplosa in una chiesa di Alessandria d’Egitto durante la messa di mezzanotte.

Se all’origine dell’inaudita violenza che le forze armate hanno usato contro i manifestanti (5 persone sono morte schiacciate dalle ruote di un tank) ci sia miscalculation, mancanza di direttive ai soldati o, peggio, spaccature tra i vertici militari, è cosa difficile da appurare. Quello che, tuttavia, è certo è che le autorità militari detentrici del potere ad interim in attesa delle prossime elezioni, hanno perso il controllo di una situazione che potrebbe rapidamente rivolgersi contro di loro.

Dopo la caduta di Mubarak, infatti, l’esercito, che non aveva sparato neppure un colpo durante i giorni della rivoluzione (a differenza della polizia), facendosi così garante della transizione politica, ha lavorato negli ultimi mesi per assicurarsi un posto d’onore nella transizione stessa. La corruzione e la reiterazione di pratiche autoritarie del potere, che a molti hanno ricordato né più né meno che i tempi bui dell’ancien régime, hanno però finito per compromettere l’immagine di protettori della nazione con cui i militari erano stati acclamati 9 mesi fa.


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