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CORNO D'AFRICA/ Leo (Avsi): così si vive a Dadaab, dove i medici di Msf sono stati rapiti

Foto (Ansa) Foto (Ansa)

Una volta registrati nel campo come “rifugiati”, i nuovi arrivati hanno diritto a una tenda, alla razione del cibo settimanale, all’assistenza medica, non è richiesto loro di lavorare e, nel caso questo accadesse, ricevono degli incentivi che variano a seconda della qualifica professionale. La maggior parte dei nuovi rifugiati giunti a Dadaab provengono da aree della Somalia dove conducevano una vita molto modesta facendo gli agricoltori o i pastori. Tantissimi bambini non hanno mai frequentato le scuole, non sanno neppure cosa voglia dire stare seduto dietro un banco. E voci dicono che si stia diffondendo una certa resistenza da parte di alcuni loro coetanei ad accoglierli nelle scuole già esistenti nei campi, in quanto la loro integrazione potrebbe abbassare ulteriormente il già basso livello di apprendimento scolastico.

AVSI sta sempre più concentrando il proprio intervento nei campi nel settore educativo. Sia con la riabilitazione strutturale delle scuole e dei centri educativi, a volte ridotti a un quasi nulla, sia con la costruzione di nuove scuole, nuove classi, soprattutto dove il sovrappopolamento raggiunge anche i 100-120 bambini per classe. Stiamo costruendo anche biblioteche a cui si possa accedere anche la sera (in questo caso grazie alla donazione dell’ambasciata americana che ci ha fornito impianti elettrici con i pannelli solari) in modo che possano diventare luoghi sicuri; stiamo costruendo asili di prima accoglienza per i nuovi arrivati nei quali i bambini sono seguiti da educatori e insegnanti che già da anni stanno lavorando con noi, anche nella formazione degli insegnanti, dei loro futuri maestri. Inoltre, insieme ai professori della Mont Kenya University, partner di Avsi, si sta riuscendo a fare ottenere a oltre 900 insegnanti di scuole primarie un certificato di qualifica riconosciuto anche dal ministero dell’Educazione del Kenya, così che, una volta rientrati in Somalia, questi nuovi maestri, potranno essere assunti da veri insegnanti, qualificati.

Un amico prete americano che ha visitato il campo di Dadaab, dopo aver visto tutto quello che le agenzie delle Nazioni Unite e le Ong stanno facendo per questa emergenza umanitaria, ha commentato: “ho visto la generosità della comunità internazionale nel voler dare una casa, del cibo e l’assistenza medica a questa povera gente, ma ho visto che voi invece cercate di costruire un futuro per queste nuove generazioni che non sono in cerca solo di cibo o di una casa, ma di una speranza”.


COMMENTI
14/10/2011 - La parola porta speranza (claudia mazzola)

Il bello di queste persone di Avsi è che non ridanno speranza solo alla gente del Corno d'Africa ma anche a noi che qui leggiamo la loro testimonianza. Grazie di cuore.