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MISSIONARIO UCCISO/ Gheddo: lo hanno fatto fuori perché difendeva gli ultimi

Pubblicazione:lunedì 17 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 18 ottobre 2011, 9.03

Bambini a Mindanao Bambini a Mindanao

Piero Gheddo ricorda di essersi recato nella Arakan Valley nel 1985 per trovare padre Fausto. “Lo trovai in una capanna costruita con canne di bambù. Sapendo della situazione di pericolo nella quale si trovava, gli chiesi se non avesse paura che qualche malintenzionato entrasse mentre dormiva. E lui mi rispose: ‘Lascia che entrino. La mia vita l’ho già votata a Gesù, e se qualcuno intende farmi del male dì pure che venga’”. A quel punto padre Gheddo ricorda di avere aggiunto: “Ma da fuori possono vedere tutto quello che fai nella capanna …”.

E Tentorio rispose, con semplicità: “Ma io non ho nulla da nascondere”. Commenta Piero Gheddo: “Lo spirito di padre Tentorio era quella di ogni missionario: sa di essere sotto la protezione di Gesù Cristo, e quindi non ha bisogno di girare armato per difendere la sua vita. Può sembrare una posizione eroica, ma quando un sacerdote del Pime vive in un ambiente dove la morte è così frequente, diventa la quotidianità”. Non a caso ricorda Piero Gheddo, Padre Clemente Vismara, un missionario del Pime beatificato il 26 giugno scorso, è scampato per un soffio a due fucilazioni. E il suo spirito è stato sintetizzato dal Cardinale Oscar Andrès Rodrìguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa in Honduras: “La corona del Rosario è la mia pistola, munita di ben 50 colpi”.

 

(Pietro Vernizzi)



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