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ISRAELE/ Shalit libero: e ora cosa cambia tra Hamas e Gerusalemme?

Gilad Shalit (Foto Ansa) Gilad Shalit (Foto Ansa)

Lo stesso articolo calava la vicenda della liberazione di Shalit nel più ampio contesto della Primavera araba e delle tensioni mediorientali, commentando come l’accordo potrebbe influire positivamente anche sull’immagine del governo di transizione egiziano che “nelle ultime settimane è stato colpito da diverse situazioni di imbarazzo con gli attacchi all’ambasciata israeliana e le recenti violenze tra musulmani e copti”
La preoccupazione, inoltre, è che il risultato ottenuto da Hamas possa essere percepito come una più generale vittoria dell’Islam, andando a influire sulle vicine elezioni dando forza alla già dominante fazione dei Fratelli Musulmani.

Non manca comunque chi riconosce e sottolinea come l’accordo non preveda solamente  concessioni da parte di Israele, ma anche “l'espulsione di 203 prigionieri liberati dalla Striscia di Gaza e il proseguimento della detenzione per molti prigionieri di alto livello. Hamas deve essere stato messo all’angolo per aver accettato un simile compromesso drammatico” (Avi Issacharoff e Amos Harel, “Haaretz”).

L’analisi politica e le nere previsioni sulle possibili implicazioni del compromesso, infine, non sono fortunatamente le uniche parole che i commentatori hanno riservato alla vicenda di Gilad Shalit, rapito a vent’anni, per cinque anni lontano dalla sua casa e dalla sua famiglia.

“Presto o tardi – ha scritto Ari Shavit sulla prima pagina di “Haaretz” – le fotografie di Shalit saranno rimpiazzate dalle fotografie di qualcun altro, e quindi solo tra alcuni anni potremo sapere chi ha avuto ragione e chi ha avuto torto nella riunione dei ministri di ieri. Solo con il tempo sapremo quale sia il reale bilancio tra ciò che è corretto e ciò che è pericoloso nell’accordo per il rilascio di Shalit. Ma fino a quando la storia non darà la sua risposta, possiamo tutti gioire. Gioiremo con i genitori di Gilad e con suo nonno. Gioiremo con Gilad, il ragazzo che ci ha straziato il cuore, il figlio che è diventato il figlio di tutti noi, e che finalmente sta tornando a casa”.

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COMMENTI
18/10/2011 - Asimmetria morale (Sierra Jonathan)

Nell'analisi manca ahime' una dimensione umana fondamentale. I 1027 detenuti consegnati non sono semplici prigionieri palestinesi. Tra essi vi è un consistente numero di individui che hanno ucciso a sangue freddo oltre un centinaio di civili, tra cui numerosi neonati, bambini ed intere famiglie. In alcuni casi le uccisioni sono state particolarmente efferate e scioccanti. In Israele, da dove vi scrivo, la asimmetria dello scambio e' quindi dolorosa non solo in termini quantitativi (1=1027), o preoccupante (ritorno dei rilasciati nelle file terroriste). Israele è infatti lacerata di fronte all'ingiustizia che vede ora libere persone che hanno ucciso bambini e umani inermi. Ma in un paese dove vige il principio Talmudico "chi salva un uomo salva un mondo" è stato deciso che quel "mondo" che rappresenta Shalit, vale un rischio calcolato. Quel "mondo" vale anche uno sputo in faccia alla giustizia, che vede liberi assassini in grado di uccidere a sangue freddo bambini, donne e civili. La asimmetria non è numerica; è innanzitutto morale.