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GHEDDAFI UCCISO/ 1. Vincono gli interessi economici, non la democrazia

Pubblicazione:venerdì 21 ottobre 2011

L'esultanza dei ribelli a Tripoli L'esultanza dei ribelli a Tripoli

Innanzitutto non sarà uno Stato democratico. In una società pre-moderna come quella libica non è possibile una democrazia di tipo occidentale, che richiede una nazionalizzazione delle masse, il prevalere dei diritti individuali su quelli collettivi, l’esistenza di un’idea di nazione e di Stato. In Libia tutto questo non c’è, e perché queste condizioni possano formarsi occorreranno delle generazioni.

 

Eppure la rivolta si ispirava a dei valori ideali di libertà e uguaglianza …

 

Quei valori sono una farsa creata dai media occidentali. Tutta la Primavera araba è un fenomeno che noi abbiamo definito così perché amiamo credere in quello che speriamo. Ma di fatto in Tunisia è stato un colpo di palazzo e in Egitto un golpe militare. Mentre in Libia è una guerra civile in una società tribale, con l’intervento occidentale che ha consentito il prevalere degli interessi di una parte rispetto a quelli dell’altra.

 

Ma se la posta in gioco non era la democrazia, qual era in realtà?

 

La spartizione delle ricchezze del Paese. Quindi quella che è stata presentata come una vittoria dei valori dell’Occidente, è in realtà solo la vittoria di una fazione.

 

Quali saranno le conseguenze per l’Italia della caduta di Gheddafi?

 

Per l’Italia la stabilità della quarta sponda del Mediterraneo è fondamentale. E il protrarsi di una guerra civile in Libia può destabilizzare anche i Paesi vicini, con conseguenze sui flussi migratori dal Maghreb all’Europa. L’instabilità impedisce per esempio il ripristino della funzionalità degli stabilimenti petroliferi. Ma la stabilità può essere ottenuta solo grazie a un compromesso tra varie realtà, ciascuna delle quali cercherà di prevalere e di imporsi sull’altra. Ha ragione quindi il ministro degli Esteri, Franco Frattini, quando insiste sulla necessità di una riconciliazione nazionale, sul fatto cioè di trovare anche in Libia un modus vivendi per non massacrarsi. Il rischio infatti è che la guerra continui, e da un conflitto per cacciare Gheddafi si trasformi in uno scontro per la ricchezza, il potere e le risorse energetiche.

 

Ora che Gheddafi è morto, le tribù non hanno ottenuto il loro obiettivo?


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COMMENTI
21/10/2011 - Libia (Carla D'Agostino Ungaretti)

Sono d'accordo con il generale. Siamo tutti contenti della fine di Gheddafi anche se non avrebbe dovuto essere quella che è stata. Comunque la morte del colonnello dovrebbe essere di monito a tutti i dittatori perché, a quanto pare, sono destinati tutti a una brutta fine. Comunque, non c'è da illudersi che la Libia diventi un paese democratico all'occidentale perché la democrazia non esiste nel loro DNA. C'è solo da sperare che il successore sia un po' meno peggio del predecessore.