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GHEDDAFI UCCISO/ 1. Vincono gli interessi economici, non la democrazia

Pubblicazione:venerdì 21 ottobre 2011

L'esultanza dei ribelli a Tripoli L'esultanza dei ribelli a Tripoli

“La morte di Gheddafi non è la vittoria dei valori della democrazia, ma solo il prevalere degli interessi di alcune tribù libiche su quelli di altre. La Primavera araba è un’invenzione dei media occidentali, ed è probabile che la guerra in Libia prosegua per la spartizione di soldi e risorse energetiche”. Ad affermarlo è il generale Carlo Jean, intervistato da Ilsussidiario.net sulla fine del rais sorpreso a Sirte dai ribelli. Dopo le notizie iniziali sulla sua cattura, secondo le quali sarebbe stato colpito a entrambe le gambe mentre cercava di fuggire, si è saputo che il dittatore era stato ucciso.

 

Generale, qual è il valore militare della presa di Sirte e dell’uccisione di Gheddafi?

 

Il valore militare della presa di Sirte è notevole. Significa che ora i ribelli hanno totalmente in mano la strada costiera, l’arteria principale che collega la Cirenaica e la Tripolitania. Inoltre, l’uccisione di Gheddafi toglie parecchia forza alla possibilità di una resistenza prolungata, perché il rais aveva ancora in mano i fondi con cui pagava i mercenari. Anche se il figlio Seif al-Islam è ancora alla macchia ed è possibile che assuma il potere del padre e riesca a trovare un accordo tra le tribù che finora sono state fedeli a Gheddafi.

 

Quale prevarrà tra le diverse anime dei ribelli?

 

E’ questo il grande problema che ci attende nei prossimi mesi. La Libia è divisa, non solo tra la Tripolitania e la Cirenaica e tra laici e islamisti, ma anche tra le varie tribù. Queste ultime sono spesso divise da rancori, odi e competizioni secolari. Questo finora ha impedito al Consiglio nazionale transitorio (Cnt) di nominare un governo provvisorio, che doveva essere instaurato già l’1 settembre scorso. Domani (oggi, Ndr) sarà dichiarata la liberazione della Libia e i capi del Cnt dovrebbero dare le dimissioni. Rimane però il problema che le milizie sono estremamente frammentate, e quindi sarà molto difficile trovare una soluzione condivisa.

 

Fino a che punto è legittimo un paragone tra la Libia di oggi e l’Iraq del dopo Saddam?

 

In Libia la situazione è molto più difficile. L’Iraq infatti è uno Stato unitario fin dai tempi dell’occupazione turca. Mentre la Libia, anche quando faceva parte dell’Impero ottomano, non esisteva in quanto Libia perché era divisa in due governatorati, quello della Cirenaica e quello della Tripolitania.

 

Ma i libici, che non sono riusciti a cacciare Gheddafi da soli, ora riusciranno a creare uno Stato democratico con le loro forze?


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COMMENTI
21/10/2011 - Libia (Carla D'Agostino Ungaretti)

Sono d'accordo con il generale. Siamo tutti contenti della fine di Gheddafi anche se non avrebbe dovuto essere quella che è stata. Comunque la morte del colonnello dovrebbe essere di monito a tutti i dittatori perché, a quanto pare, sono destinati tutti a una brutta fine. Comunque, non c'è da illudersi che la Libia diventi un paese democratico all'occidentale perché la democrazia non esiste nel loro DNA. C'è solo da sperare che il successore sia un po' meno peggio del predecessore.