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GHEDDAFI UCCISO/ 1. Vincono gli interessi economici, non la democrazia

Pubblicazione:venerdì 21 ottobre 2011

L'esultanza dei ribelli a Tripoli L'esultanza dei ribelli a Tripoli

I loro veri obiettivi sono la ricchezza e il potere, e ciascuna delle variegate componenti della società libica ha degli interessi che cercherà di massimizzare. Dal momento che la ricchezza libica non è infinita, la competizione è un gioco a somma zero il cui effetto è quello di portare all’anarchia.

 

Perché a Sirte i lealisti si sono immolati fino all’ultimo per difendere Gheddafi?

 

Perché non difendevano Gheddafi, bensì le loro posizioni di privilegio ottenute grazie al rais. Queste tribù ora temono la vendetta dei vincitori, come succede al termine di tutte le guerre civili. Lo abbiamo visto in Francia e in Italia, dove la vittoria della Resistenza non è avvenuta senza spargimenti di sangue. E se ciò è accaduto nella progredita Europa, figuriamoci che cosa accadrà in una società primitiva come quella libica.

 

Che cosa può fare l’Italia per favorire una transizione pacifica in Libia?

 

L’Italia, come la stessa Francia, ha ben poche possibilità di intervenire in quanto Stato. Le possibilità sono soprattutto di carattere economico, cioè l’invio di aiuti umanitari e sanitari. Ma soprattutto, la nostra punta di diamante sono le piccole e medie imprese con joint venture in Libia, che con il savoir faire tipicamente italiano potrebbero trovare le porte aperte a Tripoli e Bengasi. Il mio consiglio all’Italia è quindi quello di aumentare i fondi di Simest (la società che facilita l’internazionalizzazione delle imprese italiane all’estero) e Sace (l’assicurazione per il commercio estero), in modo fa fare affluire il più rapidamente possibile le piccole e medie imprese italiane in Libia.

 

Quali sono gli errori che nei prossimi mesi l’Occidente dovrà evitare?

 

La cosa migliore è consentire ai libici di fare da soli. Un accordo imposto dall’esterno è impossibile, anche perché ai libici dei massimi sistemi occidentali sulla democrazia importa ben poco.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
21/10/2011 - Libia (Carla D'Agostino Ungaretti)

Sono d'accordo con il generale. Siamo tutti contenti della fine di Gheddafi anche se non avrebbe dovuto essere quella che è stata. Comunque la morte del colonnello dovrebbe essere di monito a tutti i dittatori perché, a quanto pare, sono destinati tutti a una brutta fine. Comunque, non c'è da illudersi che la Libia diventi un paese democratico all'occidentale perché la democrazia non esiste nel loro DNA. C'è solo da sperare che il successore sia un po' meno peggio del predecessore.